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Raccomandate in condominio: quando è possibile addebitarle al singolo condòmino?

NEWS Ripartizione spese08 Agosto 2019 ore 13:59
In condominio sono previsti criteri di ripartizione delle spese: quando i costi delle raccomandate possono essere addebitati al singolo e non ripartiti tra tutti?

Ripartizione spese condominiali


Le spese riguardanti gestione e conservazione delle cose comuni, nonché fruizione dei servizi resi nell’interesse comune devono essere ripartite tra tutti i condomini.
Tra queste spese rientrano anche le spese condominiali per raccomandate.

Partiamo, però, dal dato generale.

L’art. 1123 cc individua tra diversi criteri per ripartizione spese condominiali:

  • il criterio che vede la suddivisione dei costi per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell'edificio, per la prestazione dei servizi nell'interesse comune e per le innovazioni secondo i millesimi di proprietà;

  • il criterio che vede la ripartizione dei costi in proporzione dell'uso che ciascuno può fare delle cose comuni, quando l’uso (potenziale) è differente (si pensi alla manutenzione dell’ascensore, esplicitamente normata dall’art. 1124 cc);

  • il criterio che vede la ripartizione spese condominiali riguardare i soli condòmini che dai beni/servizi oggetto di spesa traggono utilità (il così detto condominio parziale).

Spese condominiali raccomandate
Tutti questi criteri, lo dice l’art. 1123 cc, sono derogabili, ossia possono essere sostituiti da altre criteri purché questi ultimi siano adottati col consenso di tutti i condòmini.


Spese condominiali per raccomandate


Tra le spese condominiali il cui costo necessita d’essere ripartito tra i condòmini vi sono le spese per raccomandate.

Quando in condominio bisogna utilizzare la cosiddetta posta raccomandata?


La legge vi fa riferimento in relazione:

  • in relazione alla convocazione ex art. 117-ter c.c.;

  • in relazione alla convocazione ex art. 66 disp. att. c.c.;

  • riguardo alla richiesta di informazioni per la tenuta dell’anagrafe condominiale, così come prescritto dall’art. 1130 n. 6 c.c.


Spese condominiali e raccomandate postali
Le raccomandate, poi, sebbene non espressamente previste dalla legge sono utilizzate per:

  • comunicare il verbale agli assenti;

  • inviare solleciti di pagamento;

  • inviare lettere di diffida a condòmini e/o terzi.

La raccomandata, ossia la tipologia di spedizione postale che consente di assicurare la ricezione del plico e a richiesta anche la prova di ciò, dunque la raccomandata con avviso di ricevimento, è un mezzo di comunicazione a tutto tondo rientrante nell’ambito di quei servizi in grado di generare costi per il condominio.

Ciò detto è utile domandarsi come vanno ripartite le spese condominiali per raccomandate.


Ripartizione spese condominiali per raccomandate


Le spese condominiali per raccomandate e più in generale quelle postali e di gestione non possono essere addebitate al singolo condòmino se non risulta che esso abbia espressamente accettato di pagarle, a ciò non bastando la mera approvazione del rendiconto condominiale. Questa la conclusione cui giunse qualche anno fa il Tribunale di Milano (si veda Trib. Milano 9 giugno 2015 n. 7103).

L’ amministratore invia al condòmino Tizio l’avviso di convocazione dell’assemblea condominiale o il verbale della medesima riunione?
Allora quel costo, variabile a seconda del vettore postale scelto per l’invio, non potrà essere addebitato al singolo quale spesa individuale. Tranne quando è la legge a prevederlo espressamente, infatti, (si pensi ai costi per ricerche anagrafiche, art. 1130 n. 6 cc) in generale non è possibile addebitare ai singoli condòmini costi di gestione generale.


Spese condominiali come spese individuali


E se l’amministratore scrive e invia raccomandate ai singoli non perché la gestione del condominio lo impone o richiede, ma in quanto è il singolo condòmino a generare quel costo chiedendo documenti o altro tipo d’informazioni?

Su un caso del genere si è soffermata la Corte di Cassazione la quale ha concluso in maniera differente rispetto a quanto, più in generale, statuito dal Tribunale di Milano.

I giudici di legittimità hanno tracciato una distinzione tra spese postali sostenute nell’interesse generale, quali possono essere corrispondenza per la convocazione dell’assemblea condominiali, e spese condominiali per raccomandate sostenute nell’interesse di un condòmino, quali possono essere comunicazioni rivolte a esso e da questi specificamente sollecitate.

Particolarmente interessante, in relazione a ciò, è quel passaggio della sentenza nel quale si afferma che l'addebito alla intera collettività condominiale di costi (come quelli postali per attività ulteriore rispetto a quella ordinaria e dovuta, svolta nell'interesse di un singolo condomino) in ragione del generico ed errato riferimento al criterio della suddivisione dei costi sulla proporzione di uso, è errato.

Per la Cassazione, che motiva questa presa di posizione su una serie di principi giurisprudenziali più volte da essa espressi e ribaditi, la giustificazione del permanere a carico del condominio delle spese comunque effettuate a fini individuali risiede nella corretta applicabilità o meno del criterio ex art. 1123 cc secondo comma, previa valutazione in fatto della natura del servizio e conseguente considerazione della addebito o meno individuale al singolo condomino (Cass. 10 maggio 2019 n. 12573)).

Come dire: se un condòmino chiede copia dell’estratto conto del conto corrente condominiale, copia dei registi, ecc. i costi per la loro spedizione possono essere a lui addebitati.
Se l’invio, invece, è fatto nell’interesse collettivo (es. richiamo al rispetto del regolamento), allora il costo della raccomandata andrà suddiviso tra tutti i condòmini, sulla base dei millesimi di proprietà.

riproduzione riservata
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