Pulitura delle croste nere in facciata

NEWS DI Ristrutturazione23 Febbraio 2012 ore 08:52
Caratteristiche della forma di degrado e metodi più frequenti per intervenire correttamente sulle facciate degli edifici cittadini interessati dal fenomeno.
crosta nera , croste nere , degrado , facciata

Inquinamento atmosferico e croste nere



In ambito cittadino l'inquinamento atmosferico è un fenomeno sempre più esteso e costringe periodicamente le diverse amministrazioni comunali a prendere provvedimenti per limitare l'innalzamento dei suoi valori di guardia.

Inquinamento atmosfericoMa non sono solo le persone a risentire del fenomeno.

Ne patiscono anche gli edifici che, molto spesso, presentano sulle loro facciate depositi noti comunemente con il nome di croste nere.

La loro localizzazione è concentrata principalmente al di sotto di elementi architettonici aggettanti e cioè circoscritta ad aree non raggiungibili dall'azione dilavante (e parzialmente detergente) dell'acqua piovana.

La consistenza delle incrostazioni è variabile. Si va da semplici depositi superficiali che possono essere eliminati con una veloce spolveratura, a formazioni molto più aderenti e ancorate al supporto.

Se la facciata dell'edificio è rivestita in lastre lapidee e ne viene trascurata la manutenzione periodica, è probabile che si manifestino fenomeni di degrado piuttosto gravi, con scagliature, esfoliazioni e rigonfiamenti del materiale.

La disgregazione della pietra sottoposta al processo porta a perdite sempre più estese che, mettendo a nudo superfici prima non intaccate dall'inquinamento, finiscono per esporvele e per causare un nuovo ciclo di degrado sempre più dannoso e incisivo.

Non è da trascurare, inoltre, la tendenza delle croste nere a ispessirsi e indurirsi nel corso del tempo, rendendo sempre più difficile e oneroso un intervento per ripristinare una buona funzionalità ed estetica del rivestimento.

Pulitura con spray a bassa pressione



La pulitura della facciata è tuttavia un intervento che deve essere ponderato cum grano salis perché, per sua definizione, è irreversibile; se si sbaglia, non si può tornare indietro.

Particolare attenzione va posta soprattutto in presenza di elementi architettonici di particolare pregio dove un'operazione erronea può causare danni ingenti e far perdere per sempre alcuni tratti che costituiscono il pregio intrinseco dell'edificio.

Croste nere sotto gli aggetti in facciataIn caso di manufatti di carattere ordinario il criterio di intervento è inevitabilmente calibrato in funzione del contenimento dei costi e, pur rispettando regole tecniche riconosciute dalla comunità tecnico – scientifica, hanno i vantaggi propri di un metodo industriale utilizzato a larga scala.

Importante è, in ogni caso, agire con cautela e non subordinare la qualità dell'intervento alla sola velocità ed economicità della sua esecuzione.

Vediamo nel dettaglio alcuni tipi di trattamento per la pulitura delle croste nere.

Il primo contempla l'impiego di uno spray a bassa pressione e consiste in una sorta di lavaggio della superficie rivestita.

Questo è efficace soprattutto quando lo sporco risulta poco aderente alla facciata e, sotto la forma di un deposito polveroso, ingrigisce la pietra che la riveste. In genere viene impiegata allo scopo della semplice acqua del rubinetto.

Crosta nera su lateriziLa quantità non deve essere eccessiva; in caso contrario il rischio sarebbe quello di imbibire materiali porosi come le pietre calcaree e di causare danni agli intonaci interni degli edifici.

Il getto d'acqua sulla facciata ha di solito una pressione di 2,5 – 4 atmosfere e, per evitare di danneggiare il materiale già deteriorato, deve essere preferibilmente diretto dall'alto verso il basso. In pratica la superficie deve essere lavata a caduta, un po' come si fa per innaffiare le piante in un giardino.

L'intervento, ovviamente, deve procedere a partire dagli ultimi piani dell'edificio fino a scendere a terra.

I vantaggi indubbi sono il costo contenuto (che dipende sostanzialmente dalla quantità d'acqua erogata) e la ragionevolezza dei tempi di attuazione.

Una gran cura deve essere posta poi nella protezione delle porzioni non interessate dall'intervento (infissi, parti in legno o metallo ecc.), mentre localmente è possibile completare e accelerare la pulitura delle croste più tenaci con l'aiuto di una spazzola di saggina.

Sabbiatura controllata a secco o a umido



Un altro metodo efficace e complementare al primo consiste nella sabbiatura controllata a secco o a umido.

In questo caso conta molto la sensibilità dell'operatore, chiamato a dosare la pressione e la direzione del getto abrasivo sugli elementi lapidei; la sua specializzazione nel settore dovrebbe essere, quando possibile, requisito indispensabile per dar seguito al lavoro.

SabbiatriceLa rimozione dei depositi, infatti, non deve essere condotta a discapito del materiale che ne costituisce il supporto ed è sempre opportuno ammorbidire prima con acqua le aree da trattare per evitare perdite incontrollate di frammenti e scaglie di pietra non intaccate dall'estensione e dalla penetrazione della crosta.

Sebbene la sabbiatura a secco presenti l'indubbio vantaggio di evitare danno alle murature e agli intonaci interni e di poter essere usata in qualsiasi stagione, la sabbiatura idropneumatica risulta più efficace e delicata in corso di esecuzione.

A suo discapito va però la necessità di eseguire un lavaggio finale della facciata per eliminare definitivamente i residui di polvere abrasiva e di sporco rimosso, accumulatisi in corso d'opera.

Un rischio che può insorgere durante la lavorazione (e che va prevenuto con dispositivi di protezione) è quello di intaccare alcune parti meno resistenti quando sulla facciata, oltre alla pietra, sono presenti materiali ed elementi architettonici meno resistenti.

Anche in questo caso conta molto la qualità della manodopera, che deve essere in grado di commisurare l'intensità del getto in ragione della situazione rilevata a vista e avvalorata da alcuni anni di esperienza lavorativa.

Pulitura chimica



Come ultimo metodo di pulitura cito infine quella chimica, basata sull'impiego di alcuni prodotti tensioattivi (saponi neutri liquidi industriali) o di sali.

I primi possono essere aggiunti all'acqua di lavaggio, provocando un effetto emolliente e bagnante più incisivo sul materiale.

Croste nere su una facciata monumentaleI secondi (soprattutto bicarbonati di sodio o di ammonio) possono essere applicati sulla pietra sotto forma di impacchi ad azione solvente dell'incrostazione.

L'applicazione, terminato il ciclo attivo, può essere rimossa con una spatola; successivamente la superficie va lavata a leggera pressione per eliminare i residui di sporco e di sali.

I vantaggi di quest'ultimo metodo consistono principalmente nella sua velocità e nella sua controllabilità, maggiore rispetto alla sabbiatura. Avere personale specializzato non è indispensabile (anche se preferibile).

In commercio esistono paste già pronte allo scopo da applicare a pennello o a spatola. L'uso di prodotti industriali, se da un lato presenta un esborso economico iniziale maggiore, dall'altro accelera i tempi di esecuzione della pulitura.

Gli impacchi così applicati, infatti, possono essere strappati via come pellicole e il risultato è apprezzabile immediatamente. Molti prodotti sono additivati con lo stesso sapone liquido di cui parlavo prima, efficace soprattutto in caso di croste molto spesse e coerenti.

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