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Milano, la città di Achille Castiglioni

Viaggio nello studio milanese di Achille Castiglioni, tra schizzi, fatture, libri e caramelle.
01 Febbraio 2011 ore 11:32 - NEWS Architettura

Appena entri il pavimento di legno sotto i piedi comincia a scricchiolare. Il suono s'infrange melodico sui soffitti alti, e riverbera appena. È un suono corposo, fitto, denso di passi.
Orme che una personalità gentile e ironica ha disegnato per quarant'anni.
Quelle di Achille Castiglioni.

Achille CastiglioniSono nel suo studio. Fuori dalla finestra si stagliano fieri i profili puntuti del castello Sforzesco.

Dentro riposano, morbide, le sagome di un'incredibile quantità di prototipi, modellini, oggetti che portano la firma di un uomo, un marito, un padre, e in funzione di questo un architetto e un designer.

Questa non è la casa di una figura lontana, quasi mitica, inarrivabile.

Tutto, qua dentro, ogni singolo centimetro di questo locale parla di un grande creativo, umile nell'essere e nel fare.
Un uomo che osserva la realtà, se la gusta, ne trae ispirazione e crea oggetti semplici e utili.
Che oggi sono nelle case di tutto il mondo. Ma sempre con discrezione, la stessa con cui sono nati.



In un laboratorio che nel 1962 – l'anno in cui Achille e Pier Giacomo Castiglioni scelgono il loro luogo di lavoro – era vuoto, oggi sono conservati tutti gli strumenti di un grande artigiano della materia.

Ci sono i progetti cartacei, gli schizzi e gli studi che Achille realizzava per creare un oggetto.

Ci sono i prototipi, che testava per poi mandarli in produzione.

Lo studio museo di Achille CastiglioniCi sono gli oggetti veri e propri, i prodotti finiti.
Ma prima ancora ci sono gli oggetti anonimi - stipati dentro una vetrinetta di quelle tutte a specchi, che usavano i medici di una volta – tra cui occhiali da decappottabile, sovrascarpe, forbici per carta, binocoli.

Queste cose di tutti i giorni Achille le raccoglieva, le osservava, ne studiava la funzione, e nasceva l'idea.

È così che una valigetta da sarta diventa Comodo, un mobiletto polifunzionale apribile (dove magari nasconderci le caramelle); la sella di una bicicletta diventa Sella, uno sgabello per telefono; uno stampo per budino un cappello, sì, morbido e leggero per guarnire con dolcezza il capo.

Quando progettava, Castiglioni era felice, si divertiva, come un bambino, ed è rimasto tale fino al 2002, anno in cui è scomparso.

Quando creava – soprattutto insieme al fratello Pier Giacomo – si prendeva tutto il tempo, sceglieva con calma e cura l'artigiano che avrebbe fornito il legno, l'operaio che avrebbe piegato l'alluminio. Nulla nasceva senza confronto e collaborazione, nulla esisteva se non grazie a un gruppo di lavoro, grazie a una piccola famiglia.


Studio Museo di Achille Castiglioni, la stanza dei prototipiPrima la funzione, poi la forma. Ecco perché gli oggetti per Castiglioni dovevano essere essenziali. Dovevano funzionare perfettamente e costare poco, prima.

Poi, se avevano anche una bella forma, tanto meglio. In perfetto stile Bauhaus, Castiglioni toglieva, toglieva, toglieva.

Lasciava solo l'indispensabile, lasciava che la lampada facesse luce e basta. D'altra parte, se lo faceva bene, che bisogno c'era di infarcirla di altri colori e materiali?

riproduzione riservata
Articolo: Milano, la città di Achille Castiglioni
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