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Helleborus

Rosa di Natale, la perenne scenografica dalle radici storiche, che colora i giardini in pieno inverno.
22 Dicembre 2010 ore 10:48 - NEWS Giardino
fiore

Media Lavorincasa.itProtagonista assoluto di cinque capitoli di Storia Naturale di Plinio il Vecchio, è sempre stata una pianta molto conosciuta fin dall'antichita'.
È originario dell'Europa, del Caucaso e dell'Asia Minore; fa parte del genere delle Ranuncolaceae, viene chiamato comunemente anche Rosa di Natale.

Sboccia tra dicembre e febbraio, appena c'è qualche giornata tiepida, durante l'inverno ed è essenzialmente una pianta perenne, con circa 25-30 specie, alcune a foglie sempreverdi, vigorose, palmate, composte da segmenti ovali, verde scuro.

Durante i mesi invernali produce fiori singoli o a grappoli, sorretti da sottili steli carnosi molto grandi che assomigliano alla rosa canina. I colori vanno in genere dal bianco al porpora, con una vasta gamma cromatica, che sfuma nel rosa, verde e nel crema.

Gli ellebori sono piante che richiedono zone semiombreggiate e umide; sono infatti visibili spesso in boschi collinari o sul greto di piccoli corsi d'acqua.

A patto di seguirne le esigenze, sono anche facilmente coltivabili in vaso e con successo in giardino.

In genere è bene tenerli a dimora in un luogo dove il piede della pianta rimane riparato, anche con la parte aerea esposta al sole, così da evitare la siccità estiva, particolarmente deleteria, lavorando il substrato abbondantemente e mescolandolo a terriccio universale.

Media Lavorincasa.itAmano annaffiature regolari, da marzo ad ottobre, diradando la frequenza durante i mesi più piovosi. Va comunque controllato spesso il terreno, visto che gli ellebori si sviluppano prevalentemente nei mesi autunnali e invernali.

La semina non è complicata, ma richiede parecchio tempo; i primi risultati non si vedranno prima dei tre anni. Più immediata la moltiplicazione con la divisione dei cespi. In estate producono molto fogliame, che va a formare piccoli cespugli particolarmente decorativi.

Sono coltivabili nella comune terra da giardino, magari alleggerendo il tutto con l'uso di pietra pomice arricchita da stallatico e concime granulare a lenta cessione. Anche se il suo massimo lo raggiunge con un suolo calcareo o con un substrato di gesso.

L'elleboro viene utilizzato anche come fiore reciso; visto il pericolo delle intemperie, a questo scopo è bene prelevare il fiore ancora quando è in bocciolo, con i petali intatti.

Particolarmente scenografico in interni, abbinato magari alla Stella di Natale, può essere un ottimo diversivo alle classiche composizioni natalizie.

Helleborus_foto Diana Lavarini Ma l'elleboro è molto diffuso anche in erboristeria: da secoli infatti si conoscono le sue potenti proprietà cardiotoniche e purgative, se ingerito.

Il nome deriva dal greco e fa riferimento alla sostanza altamente velenosa che possiede; tossico sia per gli animali che per l'uomo, contiene delle sostanze irritanti, in quasi tutte le sue parti, come le radici e il rizoma strisciante. Con i dovuti accorgimenti può comunque essere coltivato senza problemi.

riproduzione riservata
Articolo: Helleborus
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