Funzione dei gocciolatoi in edilizia

NEWS DI Tetti e coperture16 Maggio 2012 ore 21:05
Per prevenire gli effetti del dilavamento sui prospetti, in genere si adottano i gocciolatoi, elementi solitamente applicati sulle strutture o realizzati in opera.
gocciolatoio , frontalino , impermeabilizzazione , terrazzo

Non è difficile riscontrare, su alcune parti delle facciate esterne degli edifici o sui solai a sbalzo dei ballatoi, delle antiestetiche macchie di colore scuro e di forma irregolare.

Queste chiazze, solitamente, sono causate dal percolamento dell'acqua lungo la superficie esterna che, concentrandosi in certi punti, trascina con sé sporco e pulviscolo atmosferico depositandoli direttamente all'interno delle piccole cavità dell'intonaco.

Esiste anche un fenomeno collaterale, che si manifesta con la comparsa di una colonizzazione biologica e la conseguente formazione di muschio (colore verde).

Per ovviare a questi problemi, la tecnica edilizia utilizza dei sistemi molto semplici, come i gocciolatoi che, praticamente, svolgono la funzione di allontanare il flusso di acqua (che scorre sulle superfici orizzontali), dal fronte verticale impedendone, di fatto, il dilavamento.

Queste soluzioni possono essere di diverso tipo, ossia: realizzati in opera, composti di elementi in pvc, o ricavati direttamente (con processi di lavorazione) sui materiali edilizi.




Fanno parte della prima categoria le appendici dei frontalini dei ballatoi, concepiti, in senso progettuale, anche come elementi decorativi.

Sebbene siano in grado di donare un piacevole aspetto estetico all'edificio, questa soluzione deve tenere conto di un problema molto comune, che riguarda essenzialmente il processo di degrado del cemento armato.

Questo tipico fenomeno è oltremodo evidente nei vecchi fabbricati o nelle costruzioni dove sono presenti alcuni fattori come: la scarsa consistenza del calcestruzzo, l'inadeguato spessore di copriferro o qualità dell'intonaco che, di fatto, innescano un meccanismo di corrosione dell'armatura e conseguentemente il rigonfiamento e distacco del materiale.

Non vi è dubbio che, oltre a danni a persone e veicoli, tale fenomeno causi il propagarsi del degrado anche sulle altre parti della struttura.

Questo particolare, da alcuni anni, è oggetto di una maggiore attenzione da parte degli addetti ai lavori (maestranze e professionisti), sia per ciò che riguarda la tecnica costruttiva che l'utilizzo di materiali specifici (classe del calcestruzzo, acciaio zincato o inox, ecc.).

Chi invece vuole adottare una soluzione più lineare (per strutture più sobrie e senza appendici ornamentali), può utilizzare degli appositi elementi in PVC.

Questi pezzi, in genere, si compongono di profili a U, inchiodati sulle tavole di legno extradossali in prossimità del bordo del solaio (prima della fase del getto e quindi incassati nella struttura) o di elementi a forma di unghia (con rete porta intonaco), applicati lungo gli spigoli esterni e annegati nello spessore della malta.

Chiaramente non vi è dubbio che questi sistemi siano più economici rispetto alla soluzione precedente, ma, ciò nonostante, non permettono un particolare effetto estetico del ballatoio e quindi di caratterizzare il prospetto dell'edificio.

Molte imprese e professionisti, in caso di ripristino di facciata e per situazioni di evidente stato di degrado, consigliano di eliminare il dentello in calcestruzzo e di sostituirlo con un profilo in pvc.

In alterantiva a questi sistemi, alcuni addetti al settore utilizzano altri metodi, come ad esempio il risvolto delle piastrelle di mosaico sullo spigolo inferiore del ballatoio o l'inserimento di particolari elementi metallici, prodotti e sagomati su misura.

Si desume chiaramente che, ognuno di questi sistemi, è applicato in funzione dell'esperienza di ciascuno dei soggetti coinvolti.

Oltre queste soluzioni, vi è anche la tecnica di realizzare l'elemento rompigoccia direttamente sulla lastra (marmo o pietra ) di bordo del ballatoio o del muretto.

Per questa lavorazione, eseguita in laboratorio tramite particolare macchinario, si pratica un'incisione a forma di U ricavata all'interno dello spessore del materiale.

Questo incavo, in genere, ha le dimensioni di 10x10 mm, ed è posto a una distanza di circa 10/15 mm dallo spigolo.

Per una migliore funzionalità del sistema, anche in considerazione di queste dimensioni, la lastra di marmo, deve essere collocata in aggetto e a una distanza non inferiore a 25 mm, rispetto allo spigolo.

Oltre a questa precauzione, non bisogna trascurare anche la perfetta complanarità ed accostamento fra i vari elementi.

Infatti, in caso di difformità tra i vari punti di connessione, si forma un rivolo di acqua e conseguentemente (con il trascorrere del tempo), una macchia più scura sul bordo.

In conclusione di questa breve trattazione, è evidente che il problema del dilavamento della facciata di un fabbricato, non può essere relegato a una generica modalità operativa in corso d'opera, ma a un'attenta analisi eseguita in fase progettuale.

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