Normativa e criteri per il superamento delle barriere architettoniche

NEWS DI Architettura25 Ottobre 2018 ore 15:46
Le barriere architettoniche rappresentano ancora oggi, purtroppo, un forte limite all'inclusione delle persone con disabilità all'interno della società civile.

Cosa sono le barriere architettoniche?


Si sente spesso parlare di barriere architettoniche, ma cosa sono nello specifico?
Si tratta di tutti quegli elementi fisici che costituiscono un limite, una difficoltà, un impedimento per persone dalla limitata capacità motoria.

Pensiamo, quindi, a coloro i quali presentano una disabilità fisica che, non essendo completamente libere di muoversi in maniera autonoma, ogni giorno incontrano possibili ostacoli per raggiungere una determinata meta: scale, rampe con pendenza eccessiva, porte poco ampie, maniglie o pulsantiere elevate, etc.

Tutto ciò che non è facilmente raggiungibile o utilizzabile diventa una barriera fisica per i portatori di un handicap temporaneo o permanente.


Abbattimento barriere

Abbattimento barriere

Abbattimento barriere
Barriere architettoniche in casa

Barriere architettoniche in casa

Barriere architettoniche in casa
Abbattimento barriere domestiche

Abbattimento barriere domestiche

Abbattimento barriere domestiche
Abbattimento barriere architettoniche

Abbattimento barriere architettoniche

Abbattimento barriere architettoniche
Disabilità e barriere architettoniche

Disabilità e barriere architettoniche

Disabilità e barriere architettoniche

Oltre alle barriere fisiche, è importante accennare anche a quelle comunicative: infatti l'assenza di segnali acustici, in aggiunta a quelli visivi, oppure di percorsi o informazioni a rilievo (Braille) rappresenta un limite comunicativo per i non vedenti.

Insomma, nell'ottica dell'inclusione sociale e dell'abbattimento di ogni tipo di barriera, è molto importante cercare di progettare ambienti, percorsi, case tenendo bene a mente eventuali limiti psicomotori.

Il buonsenso però non basta: nell'adattamento o nella progettazione di nuovi spazi si deve fare riferimento alla normativa sulle barriere architettoniche, Legge n. 13 del 9 gennaio 1989

Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati.


Solo, quindi, alla fine degli anni Ottanta il nostro Paese si è dotato di una corpus legislativo inerente tale materia e, purtroppo per questo, molti degli edifici e degli spazi realizzati prima di quella data risultano ancora non adeguati e non fruibili da tutti.

Nonostante questo, negli anni molto è stato fatto per eliminare questi ostacoli, tant'è che oltre a parlare di semplice abbattimento di barriere oggi si parla di Design for all, ovvero di una progettazione di arredi, oggetti, elementi frutto di studi di natura psicomotoria, proprio per garantire a tutti, anche alle persone con disabilità, una vita dignitosa e molto confortevole.
Ma procediamo per gradi.


Barriere architettoniche: Legge 13/1989


La legge, composta da 12 articoli, contiene le indicazioni minime per la progettazione e la ristrutturazione di edifici secondo i criteri di accessibilità, adattabilità e visitabilità.

All'art. 3 viene meglio specificato che:

La progettazione deve comunque prevedere:
a) accorgimenti tecnici idonei alla installazione di meccanismi per l'accesso ai piani superiori, ivi compresi i servoscala;
b) idonei accessi alle parti comuni degli edifici e alle singole unità immobiliari;
c) almeno un accesso in piano, rampe prive di gradini o idonei mezzi di sollevamento;
d) l'installazione, nel caso di immobili con più di tre livelli fuori terra, di un ascensore per ogni scala principale raggiungibile mediante rampe prive di gradini.


Altro aspetto molto importante da segnalare è che in caso di necessità di lavori di abbattimento di barriere in edifici condominiali è l'assemblea a deliberare in merito, ma nel caso in cui essa si rifiuti di eseguire i lavori, il richiedente è nelle possibilità di intervenire per il superamento di eventuali barriere, con spese a proprio carico.

Ma chi indica i criteri, le dimensioni minime e quant'altro necessario per una progettazione inclusiva?
A fornire dati e prescrizioni è il Decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236,

Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche. undefined



Barriere e disabilità

È proprio questo Decreto Ministeriale a dare una precisa definizione di barriere architettoniche e lo fa all'art.2 affermando che si tratta di:

a) ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea;
b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di parti, attrezzature o componenti;
c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.


In sostanza il concetto di inclusività è alla base di questa norma che contiene dati, indicazioni, prescrizioni da adottare in fase di progettazione e di ristrutturazione di ambienti pubblici e privati.
Essa si base sostanzialmente su tre criteri, all’epoca innovativi, che consentono la fruizione degli spazi; essi sono: l’accessibilità, la visitabilità e l’adattabilità.


Accessibilità come superamento delle barriere architettoniche


All’art. 2 lettera G, si definisce l’accessibilità come:

la possibilità, anche per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di raggiungere l'edificio e le sue singole unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di fruirne spazi e attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia.


Sta a rappresentare il livello più alto di fruizione degli spazi.

Per capire nella sostanza di cosa si parla si deve far riferimento all’art.4 che definisce precisamente i criteri divisi per componenti e unità ambientali; si fa pertanto riferimento a porte, finestre, arredi fissi, scale, percorsi orizzontali, ascensori nonché agli spazi esterni con pavimentazioni, percorsi, segnaletica, parcheggi, etc.

Quasi tutti gli elementi o gli ambienti fanno poi riferimento a specifiche funzionali, contenute all’interno dell’art.8, alle quali progettisti ed utenti possono far riferimento.

Abbattimento barriere
Ad esempio parlando di porte si precisa che esse devono avere una luce netta di 80 cm, tale da consentire il passaggio di una sedia a ruote, nonché maniglie poste a circa 90 cm in maniera tale da poterne usufruire da seduti.

Parlando invece di superamenti di dislivelli, sia in spazi interni che esterni, le rampe rappresentano la soluzione ideale: esse però non devono avere una pendenza superiore all’8% con una larghezza minima di 0,90 cm per il passaggio di un utente e di 1,50 m per il transito di due.


Visitabilità come superamento delle barriere architettoniche


All’art.2 lettera H, si definisce visitabilità:

la possibilità, anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare. Sono spazi di relazione gli spazi di soggiorno o pranzo dell'alloggio e quelli dei luoghi di lavoro, servizio ed incontro, nei quali il cittadino entra in rapporto con la funzione ivi svolta.



Barriere domestiche
Si tratta quindi di un livello di fruizione ridotto che consente, però, in ogni caso le relazioni fondamentali.
All’art. 5 vengono meglio specificati i criteri per una progettazione che consenta la visitabilità, descrivendo le caratteristiche di abitazioni, sale riunioni, strutture ricettive e altri luoghi aperti al pubblico.
A titolo esemplificativo, per quanto riguarda le residenze, si intende soddisfatto il requisito quando almeno il soggiorno/cucina, un servizio igienico e i percorsi che li collegano sono fruibili da una persona a mobilità ridotta.


Adattabilità come superamento delle barriere architettoniche


All’art. 2 lettera I, si definisce adattabilità:

la possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente ed agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.


In sostanza si tratta di installazioni di servoscala, di piattaforme elevatrici o di adozione di sistemi che, attraverso piccole trasformazioni, rendono fruibili gli spazi.

Abbattimento barriere architettoniche

Incentivi e fondi per l’abbattimento delle barriere architettoniche


Purtroppo la realizzazione di interventi volti all’abbattimento delle barriere esistenti è spesso molto onerosa e rappresenta un limite insormontabile per molte famiglie.

Al fine di facilitare tali soluzioni di vitale importanza per l’indipendenza o la semplice fruizione degli spazi da parte di persone a mobilità ridotta, lo Stato ha istituito presso il Ministero dei lavori pubblici un Fondo speciale per l'eliminazione e il superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati.
Il primo marzo di ogni anno, gli interessati fanno domanda al sindaco il quale, entro trenta giorno dalla comunicazione delle disponibilità economiche, assegna i contributi sulla base della maggior quota di invalidità.

È opportuno specificare, inoltre, che anche il bonus per ristrutturazioni prevede la possibilità di detrarre al 50% le opere volte all’abbattimento delle barriere architettoniche, come ad esempio ascensori o montacarichi, nonché tutti quei sistemi che attraverso la tecnologia e la robotica assicurano la mobilità interna ed esterna all’abitazione a tutti coloro che soffrono di disabilità gravi.

riproduzione riservata
Articolo: Barriere architettoniche
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Barriere architettoniche: Commenti e opinioni


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