Servitù di passaggio e problematiche connesse a riconoscimento ed esercizio del diritto

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La servitù di passaggio, il diritto di attraversare un fondo di proprietà altrui, può essere esercitata se contrattata dalle parti o riconosciuta in altri modi.
Servitù di passaggio e relative problematiche

Nozione di servitù e servitù di passaggio


Servitù di passaggioL'art. 1027 c.c. descrive la servitù come il peso imposto sopra un fondo per l'utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario.

Si è soliti dire, perché così è, che la servitù è di un diritto reale di godimento su cosa altrui in quanto il proprietario del fondo dominante la esercita sul fondo di una persona diversa, per l'appunto il fondo servente.

Dottrina e giurisprudenza hanno chiarito che l'altruità del fondo è requisito indispensabile per il corretto esercizio della servitù visto e considerato che tra due fondi appartenenti al medesimo proprietario l'assoggettamento di uno all'altro resta un atto indifferente ai fini della configurabilità della servitù.

Il codice civile disciplina alcuni tipi di servitù.

Tra tutti, probabilmente la più nota, è la servitù di passaggio.

Essa può costituirsi:

a) per volontà delle parti;

b) coattivamente;

c) per usucapione (es. utilizzando indisturbatamente un passaggio per almeno 20 anni, in senso ostativo all’usucapione in fine parleremo dei così detti atti di tolleranza);

d) per destinazione del padre di famiglia.

Oltre alle ipotesi tipizzate è possibile costituire una servitù tutte quelle volte in cui vi siano due fondi, non necessariamente confinanti tra loro, ed uno di questi (quello dominante) possa trarre una qualche utilità dall'altro detto servente).

Tale requisito, l'utilitas come viene chiamata in gergo, deve essere proprio del fondo.

Ciò vuol dire che il vantaggio che si deve trarre dall'esercizio della servitù deve essere strettamente connesso con il fondo dominante e non essere una mera comodità che il proprietario dello stesso vuole ottenere.

Per fare un esempio nel caso della servitù di passaggio l'utilità pur essendo, naturalmente, esercitata dal proprietario è inerente al fondo poiché è su questo che si riflette tale utilità, ossia la possibilità di raggiungerlo per utilizzarlo.

In altri casi, quando cioè l'utilità è direttamente connessa alla persona e non al fondo, si parlerà di servitù così detta irregolare.

L'esempio classico è quello del parcheggio la cui utilità non è connessa al fondo ma si sostanzia in una mera comodità per il proprietario.

Vista la varietà di servitù costituibili a ricorrenza dei requisiti summenzionati in dottrina si è detto che la servitù è un diritto reale tipico dal contenuto atipico (cfr. Minussi, Proprietà Possesso Diritti reali, ed. Simone 2009).


Servitù coattiva di passaggio


La coattività, come ci dice il vocabolario della lingua italiana, indica il carattere obbligatorio di un determinato comportamento.

Nell'ambito giuridico la coattività sta ad indicare la possibilità d'imporre ad una determinata persona l'obbligo di fare (o non fare) qualcosa.

Tra le varie applicazioni di questa nozione spicca la possibilità di costituire servitù che, per l'appunto, vengono poi definite coattive.

Siccome l'imposizione di una servitù si sostanzia nella limitazione della proprietà immobiliare (fondiaria come si dice in maniera più tecnica) a vantaggio di altre persone, la costituzione di una servitù coattiva deve soggiacere a ben precisi limiti e condizioni.

Nello specifico, guardando a una tipologia di servitù particolarmente nota, ossia la servitù coattiva di passaggio, per l'ottenimento della costituzione del diritto non si può guardare solamente alla situazione materiale del fondo ma è necessario altresì considerare di chi sia la proprietà dei fondi circostanti.

Servitù coattiva di passaggioCome ha specificato la Suprema Corte di Cassazione, ai sensi dell'art. 1051 c.c. l'interclusione assoluta o relativa che legittima la costituzione della servitù coattiva di passaggio ricorre quando il fondo, privo di accesso alla via pubblica, è circondato da fondi altrui, situazione, questa, che giustifica l'imposizione del peso in re aliena.

Relativizzata la nozione di fondo all'uso produttivo o civile cui esso è adibito dal proprietario, l'interclusione sussiste se ed in quanto l'unità immobiliare che si assume come fondo dominante sia circondata da terreno di proprietà aliena, di guisa che il passaggio non possa essere attuato se non col sacrificio del diritto altrui.

Diversamente, se tra il fondo del cui vantaggio si tratta e la via pubblica s'interpongono altri fondi appartenenti al medesimo titolare e dotati o dotabili di accesso proprio alla via pubblica senza eccessivo dispendio o disagio, nessun ostacolo giuridico o materiale impedisce il passaggio attraverso i fondi del medesimo proprietario.

In tal caso, pertanto, l'art. 1051 c.c. non può trovare applicazione alcuna, neppure con riguardo all'ampliamento della servitù di passaggio preesistente, che del pari presuppone la residua interclusione del fondo dominante (Cass. 23 maggio 2013, n. 12819).

Insomma se il fondo Alfa di Tizio è circondato da altri predi alcuni dei quali di sua stessa proprietà, Tizio non potrà chiedere il passaggio coattivo sul fondo di Caio.


Servitù coattiva di passaggio e fondo non intercluso


L'art. 1051 c.c. sembrerebbe limitare il diritto di costituzione della servitù coattiva di passaggio ai così detti fondi interclusi.

L'art. 1052 c.c. contiene un'eccezione.

Recita la norma, rubricata Passaggio coattivo a favore di fondo non intercluso:

Le disposizioni dell'articolo precedente si possono applicare anche se il proprietario del fondo ha un accesso alla via pubblica, ma questo è inadatto o insufficiente ai bisogni del fondo e non può essere ampliato.

Il passaggio può essere concesso dall'autorità giudiziaria solo quando questa riconosce che la domanda risponde alle esigenze dell'agricoltura o della industria.

La giurisprudenza di merito e di legittimità ha re-interpretato la norma allargandone il confine applicativo al di là delle così dette esigenze dell'agricoltura e dell'industria.

In una delle più recenti sentenze sull'argomento (una pronuncia del Tribunale di Teramo dell'aprile 2013) si legge:

Invero per quanto concerne la servitù coattiva, l'imposizione del passaggio a favore di un fondo, ancorché non intercluso del tutto, non postula, ai sensi dell'art. 1052 c.c., necessariamente la rispondenza della relativa domanda alle esigenze della agricoltura o dell'industria.

Se è vero infatti che tale requisito trascende generalmente gli interessi individuali, giustificando l'imposizione coattiva solo se sia rispondente all'interesse generale della produzione, da valutare con riguardo allo stato attuale dei fondi e alla loro concreta possibilità di un più ampio sfruttamento o di una migliore utilizzazione, tuttavia non poteva prescindere dall'esigenza abitativa prevalente, cui il fondo dei ricorrenti era adibito nel contesto sociale e tecnico attuale, nel quale non può farsi a meno dell'uso del mezzo meccanico, anche ai fini di esigenze di carattere sanitario, specie alla luce della innovazione introdotta alla disciplina di cui all'art. 1052 c.c., comma 2, dalla sentenza della Corte costituzionale n. 167 del 1999 (Cfr. anche Cass. Sentenze n. 7000 del 2001, n. 6590 del 11/11/1986).

Precisamente la Consulta ha affermato che l'art. 1052 c.c., comma 2, è costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non prevede che il passaggio coattivo di cui al primo comma possa essere concesso dall'autorità giudiziaria quando questa riconosca che la domanda risponde alle esigenze di accessibilità - con particolare riguardo alla legislazione relativa ai portatori di handicap - degli edifici destinati comunque ad uso abitativo, per violazione dell'art. 2 Cost., art. 3 Cost., comma 2, art. 32 Cost., e art. 42 Cost., comma 2.

Infatti, premesso che la concessione del passaggio coattivo è subordinata dalla norma denunciata non solo alla inadeguatezza dell'accesso alla via pubblica ed alla sua non ampliabilità, ma anche alla sussistenza di una ulteriore condizione, rappresentata dalla circostanza che la domanda risponda alle esigenze della agricoltura e dell'industria; e considerato che, con tale disposizione, il legislatore, per il caso di fondo non intercluso, ha inteso altresì ricollegare la costituzione della servitù coattiva di passaggio alla sussistenza in concreto di una interesse generale, all'epoca identificato nelle esigenze dell'agricoltura o dell'industria, al quale rimane estraneo ogni rilievo relativo alle esigenze abitative, pure se riferibili a quegli interessi fondamentali della persona la cui tutela è indefettibile, tuttavia l'omessa previsione della esigenza di accessibilità della casa di abitazione ledeva il principio personalista che ispira la Carta costituzionale e che pone come fine ultimo dell'organizzazione sociale lo sviluppo di ogni singola persona umana.

Inoltre va osservato che la norma denunciata impedendo od ostacolando la socializzazione anche degli eventuali handicappati, comportava anche una lesione del fondamentale diritto di costoro alla salute psichica, la cui tutela deve essere di grado pari a quello della salute fisica.

Né, d'altronde, la previsione della servitù in parola poteva trovare ostacolo nella garanzia accordata al diritto di proprietà dall'art. 42 Cost., poiché il peso che in tal modo si veniva ad imporre sul fondo altrui poteva senz'altro annoverarsi tra quei limiti della proprietà privata determinati dalla legge, ai sensi della citata norma costituzionale, allo scopo di assicurarne la funzione sociale (V. pure Corte Cost. Sent. n. 167 del 10.5.1999).

In altre parole il diritto vivente si è oggi assestato sul principio per cui non ha senso limitare la costituzione di servitù ai sensi dell'art. 1052 c.c. al solo soddisfacimento delle esigenze dell'industria e dell'agricoltura atteso che anche le esigenze di sviluppo della personalità umana, tra cui quella che una casa di abitazione sia raggiungibile non solo a piedi ma anche con mezzi meccanici, devono essere poste come esigenze superindividuali, essendo ricollegate allo sviluppo sociale e tecnologico della collettività, come tale suscettibili di essere vagliate ai fini dell'art. 1052 c.c. (Trib. Teramo 3 aprile 2013 n. 293).

In buona sostanza: la costituzione di un servitù di passaggio coattivo a favore di un fondo non intercluso ma comunque non agevolmente raggiungibile – dove per non agevolezza si può intendere anche il semplice accesso pedonale – può essere concessa molti più facilmente rispetto al passato; parola di giurisprudenza.


Servitù di passaggio e chiusura del fondo


Chiusura del fondoChi è proprietario di un fondo può decidere di recintarlo senza alcun patema anche se su di esso grava una servitù di passaggio?

Il caso è molto frequente come dimostrano anche le pronunce di Cassazione che lo riguardano.

Entriamo nel merito.

Il proprietario può chiudere in qualunque tempo il fondo. Questo lo stringato contenuto dell'art. 841 c.c.

Un potere illimitato nel tempo ma non nella sostanza; insomma il proprietario anche dopo venti o trent'anni dall'acquisto può recintare il suo fondo purché non compia atti emulativi.

La norma di riferimento è l'art. 833 c.c. a mente del quale: il proprietario non può fare atti i quali non abbiano altro scopo che quello di nuocere o recare molestia ad altri.

Che cos'è un atto emulativo?

Secondo la Cassazione, chiamata ad interpretare il significato di questa disposizione, la sussistenza di un atto emulativo presuppone il concorso di due elementi, ovvero che sia privo di utilità per chi lo compie e che abbia il solo scopo di nuocere o di recare molestia ad altri (vedi tra le più recenti Cass. 3.12.1997 n. 12258; Cass. 9.10.1998 n. 9998; Cass. 3.4.1999 n. 3275) (Cass. 11 aprile 2001, n. 5421).

In buona sostanza difficilmente recintare una proprietà può essere considerato atto emulativo.

La recinzione, però, non può ostacolare l'esercizio di altri diritti, quali ad esempio quelli stabiliti per contratto o costituiti per sentenza, per il passare del tempo o per lo stato dei luoghi.

In questo contesto, scorrendo le sentenze di Cassazione in materia, si legge che secondo il costante indirizzo di questa Corte in materia di servitù di passaggio, nel caso in cui il proprietario del fondo servente intenda esercitare la facoltà, prevista dall'art. 841 c.c., di chiudere il fondo per preservarlo dall'ingerenza di terzi, spetta al giudice di merito stabilire in concreto quali misure risultino più idonee a contemperare i due diritti, avendo riguardo al contenuto specifico della servitù, alle precedenti modalità d'esercizio e alla configurazione dei luoghi (v. Cass. nn. 15971/01, 9631/99, 1212/99, 5808/98, 2267/97 e 8536/95) (Cass. 23 settembre 2013 n. 21744).

Insomma stabilire se un cancello impedisca o meno il pacifico esercizio del passaggio spetta al giudice chiamato a decidere sulla controversia.


Servitù di passaggio e atti di tolleranza


Il passaggio prolungato nel tempo sul fondo di un vicino può dare luogo all’acquisto di una servitù di passaggio per usucapione?

Se il passaggio non è stato clandestino ed era pacifico, si, dopo vent’anni di esercizio, è possibile ottenere l’accertamento della costituzione di una servitù di passaggio per usucapione.

Possibile, ma non automatico. Motivo? Il proprietario del fondo detto servente (quello su cui si passa) potrebbe eccepire di aver tollerato quel passaggio. I così detti atti di tolleranza impediscono l’usucapione.

Che cosa sono esattamente gli atti di tolleranza?

Gli atti di tolleranza, che secondo l'art. 1144 c.c., non possono servire di fondamento all'acquisto del possesso, sono quelli che implicando un elemento di transitorietà e saltuarietà comportano un godimento di modesta portata, incidente molto debolmente sull'esercizio del diritto da parte dell'effettivo titolare o possessore, e soprattutto traggono la loro origine da rapporti di amicizia o familiarità - come nella specie - (o da rapporti di buon vicinato sanzionati dalla consuetudine), i quali mentre a priori ingenerano e giustificano la permissio, conducono per converso ad escludere nella valutazione a posteriori la presenza di una pretesa possessoria sottostante al godimento derivatone.

Pertanto nell'indagine diretta a stabilire, alla stregua di ogni circostanza del caso concreto, se un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o altro diritto reale sia stata compiuta con l'altrui tolleranza, e quindi sia inidonea all'acquisto del possesso, la lunga durata dell'attività medesima può integrare un elemento presuntivo, nel senso dell'esclusione di detta situazione di tolleranza, qualora si verta in tema di rapporti non di parentela, ma di mera amicizia o buon vicinato, tenuto conto che nei secondi, di per sè labili e mutevoli, è più difficile il mantenimento di quella tolleranza per un lungo arco di tempo (Cfr. anche Cass. Sentenze n. 04631 del 1990, 08194 del 18/06/2001) (Cass. 20 febbraio 2008 n. 4327).

Articolo: Servitù di passaggio e relative problematiche
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Servitù di passaggio e relative problematiche: Commenti e opinioni


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  • Mario
    Mario
    Sabato 28 Gennaio 2017, alle ore 11:06
    È possibile mettersi in contatto con l'avvocato che ha scritto questo bell'articolo ?
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Mario
      Giovedì 2 Febbraio 2017, alle ore 15:36
      Se hai bisogno di una consulenza puoi scrivere ai consulenti (che effettuano un servizio a pagamento) tramite questo link Consulenza Legale, Fiscale e Condominiale
      rispondi al commento
  • Cascione
    Cascione
    Venerdì 27 Gennaio 2017, alle ore 08:25
    Mia moglie vive in una casa singola bifamiliare.
    All'interno di questa casa vi è una scala che porta al piano superiore di proprietà del fratello che non ci abita.  
    Noi vogliamo spostare la scala che si trova nel corridoio e alla quale si accede dall'ingresso principale.
    Il fratello per andare a casa sua, nelle rare volte che viene, è costretto a passare da casa nostra.
    Noi vogliamo spostare la scala dandogli un accesso indipendente sulla strada.
    Per il comune non ci sono problemi ad aprire un ulteriore ingresso sulla strada.
    Le case diverrebbe entrambe indipendenti.
    Bisogna andare dal notaio per cambiare questa servitù o basta l'autorizzazione del comune a eseguire il lavoro di ristrutturazione? 
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Cascione
      Giovedì 2 Febbraio 2017, alle ore 15:38
      Per i lavori bastano le autorizzazioni comunali, per la servitù serve un atto notarile che la dichiari estinta per cessazione dell'interclusione. Al notaio si va con l'accordo di tutte le parti, altrimenti la cessazione va accertata in giudizio.
      rispondi al commento
  • Gabriele
    Gabriele
    Martedì 24 Gennaio 2017, alle ore 05:15
    La casa di mia nonna, disabile al 100% su sedia a rotelle, è accessibile attraverso un sentiero largo 2.00 dal quale non si riesce a transitare con un mezzo.
    Il sentiero confina da un lato con un terreno lasciato da anni incolto con rovi e sterpaglie.
    Ho letto che l'allargamento del sentiero per ragioni di accesso, specialmente per disabili, è un diritto sancito dalla Cassazione.
    Come faccio a far valere il diritto verso i proprietari del terreno?
    Quali sono i tempi per ottenerlo?
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Gabriele
      Giovedì 2 Febbraio 2017, alle ore 15:35
      Se non vi mettete d'accordo serve una causa. I tempi vanno valutati assieme all'avvocato che predisporrà gli atti.
      rispondi al commento
  • Laura
    Laura
    Sabato 14 Gennaio 2017, alle ore 09:56
    Nel 1981 abbiamo acquistato un rustico un fondo intercluso, a cui si accede attraverso  una strada divisa in vari proprietari. da quando è  stata acquistata abbiamo sempre goduto di un passaggio pedonale e carrabile proprio di fronte alla casa,e di un passaggio carrabile più in basso che porta al garage.il fondo è molto grande,ci sono 3 appartamenti,giardino ,box con una struttura soprastante che potrà  diventare in futuro un monolocale,terreno agricolo molto ampio.
    Per entrare nella nostra proprietà  attraversiamo tutta la strada privata dei vari proprietari,ora dopo 35 anni il proprietario dell'ultimo tratto,che comunque  ha acquistato quel tratto  di strada molto dopo il 1982,vuole toglirci il primo accesso pedonale e carrabile davanti a casa per fare un parcheggio  per un suo appartamento.
    Tra l'altro il comune nel 2005 ci ha concesso proprio li un  passo carrabile.
    Se un domani volessi alienare parte della proprietà,i 3 appartamenti resterebbero senza un accesso diretto.
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Laura
      Martedì 17 Gennaio 2017, alle ore 16:53
      Bisognerebbe capire come è regolata la servitù, ma se non c'è nulla di scritto ed avete da sempre utilizzato quella strada, allora potete proporre azione di usucapione.
      rispondi al commento
      • Laura
        Laura Lucag1979
        Martedì 17 Gennaio 2017, alle ore 19:16
        Grazie mille per la risposta.
        Nei nostri documenti non si specifica nulla se non che abbiamo  acquistato il «bene come si presentava con servitù  attive e passive,se e come esistenti».
        La strada viene usata anche da molte altre persone che abitano vicino a me ma anche dallo stesso proprietario della strada per accedere a un box di sua proprietà che tra  l'altro voleva vendere.
        E non capisco perché  voglia fare un parcheggio davanti a casa mia  per vendere questo appartamento quando lo potrebbe vendere con il box che già  ha e non usa perché non vive lì!quindi l'usucapione è possibile?
        rispondi al commento
        • Lucag1979
          Lucag1979 Laura
          Lunedì 23 Gennaio 2017, alle ore 12:40
          Io credo proprio che l'usucapione sia possibile, ma la questione va approntata e risolta con l'ausilio di un legale.
          rispondi al commento
  • William58
    William58
    Lunedì 2 Gennaio 2017, alle ore 10:30
    Per accedere con la macchina alla casa di campagna di mia proprietà transito su una piccola porzione di terreno di proprietà di mia cugina (entrambi abbiamo ricevuto in eredità le proprietà dai nostri genitori che erano fratelli). Dalla strada provinciale limitrofa al mio immobile ho solo un passaggio pedonale. Nel 1983 mio padre realizzò un ampliamento della vecchia casa con realizzazione anche di una breve strada sterrata carrabile (per accedere all'immobile)  che attraversava una piccola porzione di terreno della sorella che diede a suo tempo il consenso (ovviamente a voce). Io transito quindi su questa strada attraversando la proprietà di mia zia (ora di mia cugina) da ormai 33 anni senza mai nessun problema, visti i buoni rapporti familiari. Ora chiedo: se mia cugina dovesse vendere la sua proprietà che diritti ho io su quel passaggio, non avendo mai fatto nessuna scrittura e non essendo presente in mappa la strada che va al mio immobile? grazie
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 William58
      Martedì 3 Gennaio 2017, alle ore 18:32
      Non è così semplice risponderti. Potresti vantare l'usucapione della servitù di passaggio, ma nell'interesse tuo ed anche di tua cugina (l'eventuale domanda di usucapione potrebbe causarle problemi), sarebbe bene che formalizzaste il tutto nei modi previsti dalla legge (cioè davanti ad un Notaio).
      rispondi al commento
  • Stefano
    Stefano
    Domenica 18 Dicembre 2016, alle ore 19:30
    Tramite scrittura privata autenticata da un notaio tre condomini hanno acquisito servitu' di passaggio e parcheggio sulla strada di accesso ai condominii stessi.
    In caso che la proprietà di questa strada passi ad un nuoco acquirente, la servitu' rimane a favore dei comdominii o si estingue?
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Stefano
      Martedì 20 Dicembre 2016, alle ore 17:54
      Per dare una risposta certa bisognerebbe leggere l'atto, ma indicativamente in questi casi il diritto segue il fondo e quindi chi acquista ne diviene titolare.
      rispondi al commento
  • Pietro
    Pietro
    Mercoledì 30 Novembre 2016, alle ore 21:06
    Per accedere alla mia proprietà transito da un terreno di proprietà di terzi e sul quale ho una servitù di passaggio trascritta.
    Oggi il proprietario non è più rintracciabile e bisognerebbe andare alla ricerca dei suoi eredi.
    Posso usucapire la proprietà di tale terreno?
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Pietro
      Venerdì 2 Dicembre 2016, alle ore 18:48
      La utulizzi a titolo di servitù, per l'usucapione servono 20 anni e devi comportarti da proprietario dell'intero terreno. Non è una cosa così semplice.
      rispondi al commento
  • Antonio C. 82
    Antonio C. 82
    Venerdì 4 Novembre 2016, alle ore 20:05
    Sono da circa 8 mesi, proprietario di un'abitazione, con giardino, la quale è situata in una corte comune, con altre 3 abitazioni, che ha accesso libero e diretto su strada pubblica.
    Il predetto giardino, circonda casa mia e ha come unico accesso di larghezza 5 metri, quello diretto dalla predetta corte, poiché circondato da altri terreni.
    Premesso questo due dei tre condomini, mi hanno citato in giudizio condicendo che io in quel giardino ci posso entrare solo a piedi e non con le autovetture, perché, sempre secondo loro, quello è un passaggio pedonale e non carrabile, e che quindi io ho diritto ad entrare con le auto nella corte ma non nella mia proprietà privata, che peraltro è chusa con cancello carrabile e pedone..!!!
    Mi aiuti a capire se hanno qualche diritto per costruirmi l'accesso carrabile.

    rispondi al commento
    • Antonio C. 82
      Antonio C. 82 Antonio C. 82
      Sabato 5 Novembre 2016, alle ore 12:08
      "ostruirmi il passaggio"
      rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Antonio C. 82
      Martedì 8 Novembre 2016, alle ore 17:40
      Se ti hanno citato in giudizio è bene che ti rivolgi ad un legale perché ormai potrai portare le tue difese solamente in Tribunale, o almeno valutare se conviene difenderti o cercare un accordo.
      rispondi al commento
      • Antonio C82
        Antonio C82 Lucag1979
        Venerdì 11 Novembre 2016, alle ore 10:54
        Sì, mi sono rivolto ad legale, ma volevo un pare anche da parte vostra, se era possibile dato data la vostra competenza. 
        rispondi al commento
  • Giovanni
    Giovanni
    Domenica 30 Ottobre 2016, alle ore 01:50
    Sono proprietario di un garage e della relativa rampa di accesso gravata da 3 servitù di accesso pedonali.
    Volevo sapere se nonostante tutti e tre gli appartamenti che dispongono della servitù abbiano altri accessi dai condomini adiacenti possano richiedermi o possano installare un impianto di illuminazione o citofonico di fatto sulla mia proprietà visto che al calare della notte la zona risulta buia .
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Giovanni
      Martedì 8 Novembre 2016, alle ore 17:35
      Bisognerebbe leggere gli atti nei quali è costituita la servitù per capire se ed entro che limiti sia possibile che tu debba sopportare questo ulteriore peso.
      rispondi al commento
      • Giovanni
        Giovanni Lucag1979
        Mercoledì 16 Novembre 2016, alle ore 20:37
        La ringrazio per la sua risposta tengo a precisare che su tutti gli atti in mio possesso cè scritto esplicitamente e ripetuto più volte che si tratta di una servitù di accesso pedonale e basta.
        A suo avviso vista la sua esperienza in materia qual è la sua opinione.
        rispondi al commento
        • Lucag1979
          Lucag1979 Giovanni
          Giovedì 17 Novembre 2016, alle ore 14:29
          Per quello che mi dici mi pare che i vicini non possano chiedere più di quanto è già stabilito negli atti.
          rispondi al commento
      • Giovanni
        Giovanni Lucag1979
        Mercoledì 16 Novembre 2016, alle ore 20:51
        Tengo a precisare che le abitazioni che dispongono della servitù di passaggio hanno gli ACCESSI PRINCIPALI dai condomini vicini e nei quali risultano appunto condomini mentre l'accesso dalla rampa di mia proprietà è a tutti gli effetti, per loro, un accesso secondario.
        rispondi al commento
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