Le ringhiere di ferro battuto, che contraddistinguono parte dei nostri centri storici, non sono sopravissute indenni al trascorrere dei secoli.
Nei casi più usuali, i danni maggiori si riscontrano con la deformazione degli elementi lineari sagomati (costituiti solitamente da piattine), dovuta in parte alla fragilità strutturale del profilo, o nello scollamento e conseguente perdita delle parti decorative (rosoni).
Per la prima ipotesi vale il restauro conservativo eseguito in una ringhiera del settecento che, nel corso degli anni, aveva perso la conformazione originaria.
Considerata l’impossibilità di rimuovere, anche parzialmente, il parapetto dal luogo d’origine, è stato necessario intervenire direttamente sul posto piuttosto che compiere i lavori in officina.
Prima di iniziare l’intervento è stata eseguita una ricostruzione geometrica del disegno originario dei vari elementi, tramite un rilevo dettagliato delle parti ancora in buono stato di conservazione.
In questa elaborazione si è tenuto conto del confronto con balaustre similari, collocate in altri edifici dell'area, e tramite la comparazione con foto, disegni e documenti reperiti presso l'archivio storico.
Raccolti questi dati, si è proceduto operativamente, tramite cannello, a riscaldare ciascuno dei pezzi deformati, fino a raggiungere una temperatura incandescente.
Scopo di questa fase dell’intervento è stato quello di ricreare le condizioni ottimali della piega del ferro, ottenuta manualmente, con forgia e incudine.
In seguito, con l’ausilio di due martelli, il primo utilizzato come appoggio e l’altro per battere l’oggetto, si è raddrizzato il pezzo tramite piccole percussioni, avendo cura di rispettare la conformazione originaria.
Per quest’operazione è stato necessario mantenere l’elemento a una temperatura costante, riscaldando, quando necessario, il ferro a più riprese.
Condizione indispensabile in questi casi, e con materiali aventi caratteristiche ben diverse rispetto al ferro di oggi, è di non eseguire questo intervento a freddo, cioè piegando l’elemento con tenaglie o altro utensile, poiché si produrrebbe un danno maggiore rispetto a quello esistente.
Per la parte decorativa mancante, è stato opportuno realizzare il nuovo pezzo in officina, seguendo un disegno ricavato con le stesse modalità indicate in precedenza, e senza utilizzare saldature o accorgimenti non in linea con il carattere storico dell’oggetto.
Il nuovo rosone è stato in seguito ricollocato con uno spinotto originale ribattuto sempre a caldo.
Un aspetto che caratterizza questi interventi riguarda la sostituzione di eventuali spinotti a spatola e ribattini, indispensabili per legare le varie parti della ringhiera.
Se questi elementi sono difficili da recuperare in commercio, possono essere sostituiti con comuni chiodi, anche se con caratteristiche differenti perché realizzati in ferro crudo e con teste sagomate, purché lavorati a caldo sull’incudine e appiattiti.
Completata quest’operazione, si è eseguita la pitturazione di tutta la balaustra, utilizzando una vernice non coprente (trasparente) al fine di non eliminare quella patina originale che contraddistingue l’elemento storico.