Nel corso della storia di un edificio e' inevitabile che le sue caratteristiche prestazionali subiscano un'evoluzione e, in parte, purtroppo, possano diventare obsolescenti rispetto a richieste funzionali soprattutto di ambito impiantistico.
Il fenomeno dipende principalmente da due fattori: da una parte, il progresso tecnologico con la conseguente proposta di nuove soluzioni progettuali, dall’altra la costante sovrapposizione di prescrizioni normative che obbligano privati e amministrazioni pubbliche a procedere con l’adeguamento di alcuni aspetti funzionali.
A questo proposito mi sono recentemente occupata dalla modifica di un cavedio preesistente in un edificio di piccole dimensioni, distribuito su due piani, allo scopo di potervi installare un impianto di ascensore, a sostituzione di un servoscala posizionato su ogni rampa.
Il vano in cemento armato, predisposto all’interno dell’edificio in muratura durante estesi lavori di ristrutturazione condotti all’inizio degli anni ’90, risultava, in quanto a dimensioni, insufficiente ad accogliere un impianto in linea con le vigenti disposizioni in materia di superamento delle barriere architettoniche.
Per il DM 14 giugno 1989 n. 236 è infatti necessario, in caso di adeguamento di edifici preesistenti, che la cabina abbia una profondità minima di 1,20 m e una larghezza di 80 cm; le porte di piano, larghe almeno 75 cm, possono inoltre essere del tipo ad anta incernierata, purché dotate di meccanismo di apertura automatica.
Scelto dunque il tipo di impianto, un ascensore oleodinamico con pistone in taglia (cioè laterale), non restava che verificare, tramite opportune operazioni di rilievo, le caratteristiche del vano esistente, in modo da poter proporre un idoneo progetto di adeguamento strutturale; il tutto, tenendo conto della necessità della committenza di intervenire in modo rapido e con un impegno economico contenuto.
Le opere hanno riguardato l’allargamento del cavedio tramite la demolizione di una trave in cemento armato, previa messa in sicurezza delle parti di edificio interessate, e l’introduzione di una struttura in profilati di acciaio atta a sostenere una porzione rimanente di solaio in laterocemento.
Trasportate già dimensionate e pronte per il montaggio in cantiere, le travi in acciaio hanno permesso di condurre le lavorazioni in soli tre giorni e di lasciare una situazione post operam piuttosto pulita e definita, in attesa dell’esecuzione delle necessarie opere di finitura: il rappezzo della pavimentazione all’estradosso del solaio (in corrispondenza delle piastre di ancoraggio annegate nel massetto) e il mascheramento delle nuove travi, all’intradosso, con una struttura in cartongesso.
Ovviamente, trattandosi di un intervento riguardante strutture in cemento armato e in acciaio, il progetto ha dovuto seguire l’iter autorizzativo e procedurale previsto: deposito degli elaborati presso il competente ufficio regionale, attesa del parere favorevole, esecuzione delle opere, collaudo.
arch. Nora Santonastaso