L'amianto oggi e' bandito da qualsiasi produzione di manufatti, materiali o componenti.
Conosciuto anche come asbesto, e' un minerale a natura fibrosa, molto fine, caratterizzato da una frantumabilita' elevata, con rischio di una facile dispersione nell'aria delle fibre. Proprio quest'ultimo aspetto l'ha reso fuorilegge in Europa come in Italia, a causa dell'elevata pericolosita' per l'organismo umano.
Le fibre sottili sono facilmente inalabili e non vengono trattenute dalle barriere di difesa, insinuandosi nei bassi bronchi e provocando spesso una reazione del tessuto polmonare che col tempo va a rendere inabile i polmoni. La malattia, chiamata asbestosi, è indicata spesso come malattia professionale, cronica, incurabile, con effetti che si manifestano solo dopo 20 anni dall’esposizione.
Generalmente i materiali contenenti amianto vengono suddivisi in 2 grandi famiglie: quelli a matrice compatta e quelli, più pericolosi, a matrice friabile. Le modalità di frammentazione dipendono dalla consistenza del legante con cui è stata impastata la fibra di origine.
Per quanto riguarda la bonifica, la prima mossa è valutare o far valutare la pericolosità del materiale con cui abbiamo a che fare. Perché, qualora fosse facilmente polverizzabile, bisognerebbe intervenire subito con una rimozione urgente.
Una volta riconosciuta la natura del materiale, le operazioni da compiere sono generalmente tre, a seconda del risultato che si vuole ottenere.
Un primo intervento possibile è il confinamento, o sovracopertura. Ovvero la sovrapposizione di uno strato rigido al materiale contenente asbesto. Tutto ciò per proteggere e rendere inerte il materiale e impedire l’avanzamento del degrado e della sua polvirulenza.
Un altro procedimento da utilizzare è l’incapsulamento, ovvero un vero e proprio rivestimento, mediante uno strato chimico, che penetra e ingloba le fibre, le rende solidali allo strato superficiale, impedendone così la dispersione.
Anche se questo procedimento è quello preferito per velocità di intervento e per basso costo, ha tra gli inconvenienti la mancanza di garanzia di lunga durata, oltre che di un effettivo e positivo collaudo.
Una via di mezzo tra incapsulamento e confinamento è lo spruzzaggio: in questo caso l’intervento avviene mediante schiumanti poliuretanici, che vanno anche a migliorare la coibentazione, sempre comunque a seguito di un incapsulamento preventivo protettivo dello strato coibente.
Ma se quello che serve è qualcosa di definitivo, allora la tecnica di bonifica più indicata è la rimozione totale del materiale, con conseguente sostituzione con qualcosa, magari più performante.
In questo caso però, da parte dell’impresa che se ne occuperà, vanno richieste le autorizzazioni delle autorità competenti (USL), oltre alla consegna di un piano di lavoro.
www.assoamianto.it
www.salute.gov.it
arch. Valentina Caiazzo