La costruzione di un rifugio non e' cosa semplice. Un luogo non agevole che comporta vincoli significativi, sia in termini di progettazione che di esecuzione. Vincoli che diventano stimoli alla fantasia e all'innovazione, che portano a veri e propri concept.
Inaugurato nella primavera 2010 sul ghiacciaio di Gornergrat, nelle vicinanze di Zermatt, a 2883 mt di altezza, il rifugio Neue Monte Rosa Hutte (SAC) sconvolge la classica architettura di montagna.
Neue Monte Rosa Hutte è un innovativo sistema sostenibile e autosufficiente al 90%, in equilibrio tra design ed alta ingegneria, il cui progetto è stato avviato per il 150° anniversario dell’ETH di Zurigo, da alcuni ricercatori dell’EMPA (Istituto Nazionale Svizzero per la ricerca nel campo dei materiali), dal prof. Andrea Deplazes con un suo gruppo di studenti, in collaborazione con il Club Alpino Svizzero.
Un edificio di 5 piani, che offre una vista mozzafiato su Monte Rosa, Gornergrat e Cervino, con fondazioni in acciaio affondate nella roccia. La facciata si presenta con una struttura a cristallo di roccia sfaccettato ed è essenzialmente una copertura metallica in alluminio sagomata con forma poligonale.
Ha elementi strutturali in legno, prodotti con macchine a controllo numerico per ottimizzare costi e trasporto. Una stima preventiva di peso e misure, infatti, ha permesso di applicare la logica della sostenibilità anche nell’organizzazione dei trasporti, del montaggio e del cantiere in generale.
La caratteristica fondamentale di questo rifugio è la modulazione della luce naturale. Un’ampia finestra in facciata permette di godere del paesaggio circostante direttamente dalla sala da pranzo, mentre numerose aperture sistemate su vari piani, consentono la vista anche dalle scale interne. Il tutto è in contrasto con le finestre delle camere, molto piccole, che ricordano invece la classica atmosfera da rifugio.
L’uso di finestre per tetti in facciata è del tutto inusuale e particolare. Queste sono integrate nella copertura a sezioni diagonali e, visto il contesto, sono state sottoposte a speciali test di resistenza al vento.
Le facciate sono rivestite da pannelli solari (35 mq), che permettono un’autosufficienza energetica per l’acqua calda sanitaria delle docce, presenti a tutti i piani.
La ventilazione all’interno del rifugio è di tipo meccanico, anche se è comunque data la possibilità di apertura delle finestre in modo manuale.
Inoltre sulla facciata a sud sono stati sistemati 85mq di pannelli fotovoltaici, che permettono anche il trattamento delle acque sporche, l’illuminazione e l’uso di tutti gli elettrodomestici. Sono inoltre stati studiati sistemi di recupero e riciclo delle acque.
L’energia in eccesso può essere conservata mediante accumulatori, che in mancanza di luce solare, garantiscono una continuità della fornitura. La gestione avviene mediante un sistema integrato che, attraverso una preventiva analisi meteorologica e del numero di ospiti previsti, consente una riduzione delle emissioni di CO2 di circa una terzo per notte ad utente.
In fase di progettazione è stato pensato anche lo smaltimento futuro dei materiali impiegati nella costruzione; tutti riciclabili e facilmente eliminabili, non emettono sostanze nocive per l’ambiente, non andando ad alterare l’ecosistema in cui sono inseriti.
Costato 5,7 miliardi di franchi svizzeri, il rifugio può ospitare fino a 120 persone, viene utilizzato sia come struttura turistica, che come punto base per ricerche universitarie su domotica ed energia; nel 2009 ha vinto anche l’Holcim Award Bronze Europe, ricevendo numerose donazioni da sponsor svizzeri.
www.neuemonterosahuette.ch
arch. Valentina Caiazzo