La fondazione su pali, rispetto a quella diretta (travi rovesce o plinti), si basa sul principio della trasmissione dei carichi verticali per attrito, lungo la superficie laterale del fusto a contatto con il terreno o in punta.
L'impiego di queste strutture è richiesto nei casi di terreni superficiali dalle caratteristiche meccaniche scadenti.
Questi elementi, in base alle dimensioni, si distinguono in due tipologie: micropali o berlinesi per diametri da 90 a 250 mm, e pali per diametri maggiori.
Da questa classificazione ne consegue la capacità portante di ciascuna delle strutture.
Tralasciando le nozioni tecniche, circa le caratteristiche costruttive, si vuole citare l’esempio di un intervento eseguito con pali in cemento armato del diametro di 65 cm e di una lunghezza complessiva di 15,00 ml.
Questo intervento era stato richiesto a causa della cattiva qualità del terreno di fondazione oltre alla presenza di una falda acquifera per la quale è stato necessario impiegare un tubo forma durante tutte le operazioni.
Uno dei grossi problemi affrontati riguardava la movimentazione di questi grossi mezzi all’interno di una piccola area, situata in una zona residenziale, oltre alla difficoltà di reperire uno spazio per lo stoccaggio del materiale di scavo e di deposito delle gabbie di armatura.
Questa condizione ha influito notevolmente sui costi di esercizio, posti a carico dell’impresa, oltre a riaffermare l’importanza di un adeguato studio preliminare dello stato dei luoghi in funzione della tipologia di intervento.
L’esecuzione di ogni palo è stata preceduta da un foro con trivella, fino alla profondità di circa 150 cm, corrispondente alla quota della falda acquifera, e all’immissione progressiva del tubo camicia che avanzava in conseguenza dell’azione di un maglio di forma cilindrica.
Questo elemento, cadendo dall’alto, penetrava all’interno del terreno con un tagliente posto alla sua estremità che poi si richiudeva non appena la sonda veniva issata.
Il materiale raccolto all’interno del tubo cilindrico, veniva successivamente depositato in un punto posto in prossimità del foro per poi essere rimosso da una pala meccanica presente in cantiere per tutta la durata dei lavori.
Si introduceva, in seguito, la gabbia metallica per poi eseguire la gettata del calcestruzzo con tubo-getto.
Alla fine, per liberare gli spezzoni di armatura, si effettuava lo scalpellamento delle testate dei pali.
Il collaudo statico, riservato solo ad alcuni pali, è stato effettuato da un martinetto, installato tra la testa dell’elemento in esame e un cordolo di fondazione di contrasto.
Questi era a sua volta collegato ad una attrezzatura che misurava i valori dei carichi trasmessi in funzione del riscontro statico del palo di fondazione.
Dai dati raccolti, e attraverso una scala graduata, è stato possibile stabilire il comportamento della struttura in esame in rapporto alle sollecitazioni di progetto.
L’esperienza che ne deriva, a seguito di questo intervento, ha contribuito alla consapevolezza dell’incidenza economica sul costo di costruzione di certi fabbricati realizzati in determinati contesti ambientali.
arch. Emanuele Distefano