La coscienza che il verde, inteso come vegetazione, aree piantumate, boschi, aiuole e quant'altro, sia un elemento imprescindibile del concetto stesso di vivibilita' delle citta' e', da anni oramai, un assunto della formazione dei tecnici del settore e una costante richiesta dei cittadini, l'idea stessa di ecologia è strettamente connaturata al concetto della flora, perchè senza di essa non esisterebbe la fauna di base, le cosiddette specie erbivore, che sono un anello fondamentale della catena alimentare, e, in fondo, se una delle più importanti associazioni ecologiste ha scelto per sé stessa il nome di Green Peace possiamo dire che il concetto è chiaramente esposto.
Nella redazione dei Piani Regolatori, ormai dal lontano 1968, grazie al DM 1444 le norme urbanistiche fissano dei limiti inderogabili di superficie minima per abitante da utilizzare nel dimensionamento degli strumenti urbanistici, minimi al di sotto dei quali la vivibilità si intende compromessa; nel nostro piccolo, poi, ognuno di noi tende a personalizzare il proprio balcone, o la loggia, o il piccolo giardino personale, per chi ne è dotato, per portare un pezzo di natura all'interno della densità edilizia dei centri abitati, sempre più congestionati.
La necessità ha aguzzato l'ingegno si potrebbe dire, e negli ultimi anni si assiste sempre più a realizzazioni architettoniche in cui il verde diventa manto di copertura –e questo, per quanto rimodernato, è un concetto che risale ai giardini pensili di babilonese memoria– e, soprattutto, elemento di rivestimento di pareti verticali. Il valore di termoregolazione e di gestione del microclima locale, quando si utilizzano coperture a verde, è ormai sempre più accettato ed utilizzato come parametro progettuale della eco-compatibilità delle nuove costruzioni, ed è nelle capacità dei grandi progettisti farlo diventare elemento architettonico del progetto stesso: dalle prime sperimentazioni dell'argentino Emilio Ambasz, fino alle recenti realizzazioni di Renzo Piano (solo in Italia possiamo citare il centro commerciale Vulcano Buono a Nola e la nuova sede de Il Sole24Ore a Milano) gli esiti formali e le qualità di sostenibilità ambientale sono decisamente interessanti.
Decisamente meno diffusi, almeno in Italia, ma molto affascinanti dal punto di vista estetico e interessanti da quello prestazionale, sono le pareti verticali verdi: il medesimo concetto di utilizzare la vegetazione per la gestione del microclima di un edificio è stato sviluppato, in varie realizzazioni, con esiti, anche in questo caso, formalmente accattivanti. Gli esempi decisamente più interessanti, per la bellezza delle pareti, sono i cosiddetti muri vegetali prodotti dall'equipe del paesaggista e botanico francese Patrick Blanc: frutto di oltre vent'anni di ricerca nel settore della botanica, questi elementi verticali fortemente piantumati sfruttano la particolare qualità di essenze come il ficus, la begonia, ed altre varietà di crescere “a cascata”, realizzando un elemento “vivo”, sempre più perfezionato, da Blanc, con continue ricerche sulle specie da utilizzare e sui corretti modi per impiantarle.
La stratigrafia di base dei muri vegetali di Blanc prevede che le essenze scelte siano poste su uno strato di feltro, poggiato su uno strato di PVC ancorato ad una struttura metallica di sostegno, quest'ultima distaccata dal muro perimetrale per permettere la traspirazione; un sistema di tubi di irrigazione dall'alto della struttura porta nutrimento e mantiene umido lo strato di feltro utilizzando la gravità e, affinché non ci siano sprechi, una gronda posta al piede del muro raccoglie l'acqua in eccesso e la rimette in circolo grazie ad un sistema di recupero.
Le realizzazioni architettoniche che maggiormente hanno fatto apprezzare il lavoro di Patrick Blanc sono sostanzialmente due, l'edificio Caixa Forum, realizzato a Madrid su progetto degli architetti svizzeri Herzog e De Meuron e, soprattutto, il Museo di Quai Brainly a Parigi, progettato da Jean Nouvel: in questo edificio, in particolare, il blocco destinato agli uffici ostenta una spettacolare facciata vegetale, nella quale la natura è padrona e dominante, con un perfetto inserimento delle aperture vetrate in una parete rigogliosa, ricoperta con alcune centinaia di specie di piante e muschi provenienti da ben tre continenti.
Per saperne di più:
http://www.verticalgardenpatrickblanc.com
arch. Silvio Indaco