Nuovi modi di vita ci impongono sempre di più una vita al chiuso, in ambienti, come abitazioni, case e uffici. E con questa evoluzione è nata anche la progressiva esigenza di ottenere spazi acusticamente adeguati, a seconda della destinazione d’uso.
Non più, quindi, solo problemi di acustica, legata a grandi edifici, magari pubblici, come teatri, cinema e sale concerto, ma anche problematiche più specifiche e ridotte, comunque altrettanto importanti, anche per una diffusione sonora ottimale, in ambienti più confinati e quotidiani.
Quando si progetta un spazio acusticamente confortevole, non basta considerare solo l’isolamento tra diverse unità abitative o con l’esterno, ma è fondamentale prendere in considerazione tutta una serie di aspetti, con relativi requisiti, che spaziano dalle caratteristiche fonoassorbenti degli elementi strutturali, alle partizioni, fino ad arrivare agli arredi stessi presenti nell’ambiente considerato.
E’ necessario conoscere bene i meccanismi che regolano la propagazione dei suoni, dove la sorgente sonora in realtà va a determinare due diversi campi sonori sovrapposti: quello diretto, che viene prodotto dal suono che si trasmette direttamente dalla sorgente e quello riverberante, che in realtà viene prodotto dalle riflessioni delle onde sonore sulle superfici dell’ambiente stesso.
Fondamentale in tutto questo è capire come si comportano i materiali: sia quelli che compongono gli arredi e la struttura dello spazio considerato, sia quelli che vanno ad aiutare la fonoassorbenza.
Pareti, arredi e persone condizionano infatti la propagazione acustica all’interno di uno spazio chiuso, poiché assorbono in diversa misura l’energia sonora che incide su di loro.
I materiali con capacità fonoassorbente sono in grado di intrappolare l’energia di vibrazione delle onde sonore e di dissiparla, trasformando il tutto in calore a mezzo degli attriti, cosicchè la quantità di energia sonora trasmessa, sia molto ridotta rispetto a quella assorbita.
Inserendo un materiale fonoassorbente nell’organizzazione di una parete divisoria, si ha un notevole miglioramento acustico. Questo soprattutto se lo strato si affaccia direttamente sull’ambiente dove si trova la sorgente di rumore, poichè permetterà una notevole riduzione della riflessione dell'onda sonora nell’ambiente stesso.
Risultano dotati di capacità fonoassorbente tutti i materiali porosi e fibrosi specie se caratterizzati da peso unitario basso. In ogni caso il coefficiente di assorbimento, inteso come frazione di energia riflessa e non trasmessa, è funzione della frequenza incidente, così come delle modalità di assemblaggio e messa in opera dell’elemento assorbente.
Le principali soluzioni adottate per aumentare l’assorbimento acustico di superfici affacciate su ambienti fonti di rumore sono:
- strati porosi
- piastrelle acustiche
- pannelli vibranti
- risuonatori
Qualora lo strato di materiale poroso sia di dimensioni limitate, il coefficiente di assorbimento dello stesso viene ridotto dalla porzione di suono riflessa dalla superficie rigida sottostante. Lo strato può essere installato anche ad una certa distanza dalla parete, in modo tale da incontrare l’onda incidente, in punti dove la velocità delle particelle d’aria è massima, ne consegue a parità di altre condizioni un più alto assorbimento.
Tutto ciò riguarda specificatamente l’acustica architettonica, ossia quella branca dell’acustica, che studia la propagazione del suono all’interno di ambienti chiusi e la ricerca di comfort acustico, ovvero quella particolare condizione psicofisica di benessere nella quale si trova un individuo immerso in un campo sonoro, in relazione all’attività che sta svolgendo in quel dato momento e spazio.
L’acustica architettonica si interessa di quattro tipi fondamentali di rumore:
1 Rumori aerei esterni, come traffico stradale, aereo o ferroviario
2 Rumori aerei interni come conversazione, canali hi-fi, televisori
3 Rumori d’urto sul pavimento, come la caduta di oggetti, calpestio, trascinamento di sedie
4 Rumori di attrezzature, come ascensore, rubinetteria, ventilazione meccanica.
Branca di questa disciplina è la correzione acustica, ovvero la riduzione dei tempi di riverbero (l’eco), nell’ambiente in cui questo viene prodotto.
Ciò avviene grazie ad un grande studio dei materiali.
I migliori materiali acustici sono, quelli porosi e fibrosi, che vanno a costituire i cosiddetti isolanti. Ne esistono di vari tipi: si spazia dalle lane di vetro e di roccia, alle schiume di poliuretano espanso a celle aperte, alle fibre di legno, o anche ai feltri.
Il coefficiente di assorbimento di tali materiali dipende da diversi elementi:
− porosità;
− spessore;
− densità;
− frequenza del suono incidente;
− forma.
La porosità è definita come rapporto tra il volume occupato dai pori e il volume totale. L’assorbimento acustico cresce in relazione dell’aumentare della porosità. I migliori risultati si hanno con porosità molto elevata, anche attorno al 90%. Ma anche lo spessore del materiale utilizzato, influenza molto le sue caratteristiche acustiche, che nel caso di pannelli flessibili, come quelli in legno o gesso, dipendono anche dal grado di elasticità.
Le onde sonore incidenti infatti, all’interno dell’ambiente vanno a creare una serie di depressioni e pressioni, che a loro volta vanno a provocare spesso delle inflessioni dei pannelli stessi verso le pareti, innescandone una vibrazione.
Quando invece si ha a che fare con i rumori d’urto, ad esempio sul pavimento, causati sia da percussione, vibrazione che attrito, la causa può essere ricercata nella rigidità delle strutture, che permettono e amplificano la trasmissione dei rumori anche in parti di edificio lontane, dalla sorgente acustica stessa.
Una delle migliori soluzioni è dotarsi di un pavimento galleggiante, efficiente sia dal punto di vista tecnico, che economico. Questa tipologia consiste nell’installare nell’ambiente una pavimentazione priva di collegamenti rigidi con le strutture, che va quindi a rompere la trasmissione e la propagazione sonora.
Una vera e propria desolidarizzazione, ottenibile inserendo un materiale elastico idoneo, tra le strutture della pavimentazione, delle pareti laterali e degli stessi solai portanti, che necessita però di manodopera particolarmente preparata e attenta, poiché anche piccoli collegamenti con le strutture rigide, possono ridurre sensibilmente la riuscita e le prestazioni dell’isolamento acustico scelto.
I materiali preferibili sono da ricercarsi tra gli isolanti minerali e le lane apposite. Una volta inseriti all’interno del sistema, permettono una riduzione dei movimenti ondulatori e di conseguenza della trasmissione sonora, indipendentemente dal loro spessore.
Un ultimo consiglio, per quanto riguarda invece le pareti: anche se viene inserita della lana minerale all’interno di una certa intercapedine, meglio evitare di effettuare tracce di impianti all’interno della muratura soprattutto se questa è doppia. Lo stesso vale per prese comunicanti tra due paramenti... si rischierebbe di vanificare quasi completamente, la riuscita dell’isolamento acustico.
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