Negli interventi di ristrutturazione nei fabbricati moderni è usuale, oltre che piuttosto facile, modificare le divisioni interne e/o aprire nuovi vani-porta all'interno dei tramezzi, essendo gli stessi elementi non strutturali e leggeri.
Discorso diverso è quello degli interventi negli edifici vecchi, abbiano essi un valore storico o meno, perchè lì il sistema strutturale portante e quello delle divisioni interne sono quasi semrpe coincidenti, con chiare limitazioni sulle libertà di organizzazione che ci si possono permettere nelle ristrutturazioni moderne.
Premesso che è doveroso e necessario far effettuare una verifica strutturale di stabilità da parte di un ingegnere esperto, ammesso che tale verifica abbia avuto un esito positivo (cioè che si può procedere ad alcuni interventi senza un preventivo e costoso rinforzo di ampie parti strutturali del fabbricato in cui si agisce), è ipotizzabile che un progetto di ristrutturazione di un'unità abitativa preveda l'apertura di una nuova porta o lo spostamento e/o l'allargamento di una esistente.
Il principio di fondo di un tale intervento prevede, ovviamente, che si vada a rinforzare la parte di muratura circostante il punto in cui si aprirà il nuovo vano porta prima di effettuare la demolizione della porzione necessaria a creare il nuovo varco, avendo, preventivamente, puntellato le parti di solaio sovrastanti l'area di intervento in maniera da scaricare la muratura in cui si interviene di parte delle sollecitazioni ad essa trasmesse.
Aldilà delle varie tecniche di intervento attualmente in uso, più o meno tutte riguardanti la messa in opera di un sistema di cerchiatura del vano porta da creare, ciò di cui parliamo qui è la metodologia che prevede l'utilizzo della tecnica dello scuci e cuci; mutuata dal restauro architettonico, tale tecnica prevede l'utilizzo di maestranze qualificate, in particolare nella realizzazione delle murature, perchè richiede perizia e pazienza nell'esecuzione.
In pratica, la metodica prevede che, una volta puntellati i solai e tracciata la sagoma del vano porta da creare, si proceda alla realizzazione di spallette montanti in muratura mediante l'asportazione di piccole porzioni della muratura esistente, procedendo dal basso verso l'alto, e sostituendo volta per volta le parti asportate con mattoni pieni posti in opera incassandoli a giunti sfalsati; per un'operazione lenta e laboriosa come questa, in particolare nei casi di intervento in masse murarie di coesione non eccellente (quelle a sacco per esempio), sarebbe preferibile usare le cosiddette mattoncelle, cioè i mattoni pieni di spessore non superiore ai 2 cm, ma non è da disdegnare il mattone unificato standard.
Una volta realizzate le spallette del vano, si procede al montaggio della piattabanda che reggerà il peso della muratura sovrastante: in sostanza si tratta di due profilati metallici gemelli, in genere delle IPE, preventivamente forati per alloggiare dei perni, che vengono delicatamente incassati nei loro alloggiamenti ,da una parte e dall'altra della muratura, e poi irrigiditi alla muratura e tra di loro mediante il serraggio dei bulloni, cui seguirà una sigillatura con iniezioni di malta cementizia.
Un volta che la malta cementizia avrà fatto presa si può procedere alla demolizione della muratura e all'apertura del nuovo vano porta, cui seguiranno le necessarie operazioni di smontaggio dei puntellamenti del solaio e di finitura della pareti circostanti.
In conclusione, la tipologia di intervento prospettata è, certamente, laboriosa e più costosa di quelle usualmente adottate, ma il risultato finale, in particolare dal punto di vista della garanzia del comportamento strutturale del fabbricato, è ottimale; inoltre, per quanto riguarda l'aspetto estetico, in alcuni casi si può decidere di lasciare a vista tanto le spallette quanto le piattebande del nuovo vano, realizzando un piacevole effetto di integrazione del nuovo nell'antico.
arch. Silvio Indaco