Alla ripresa dei lavori il Governo Monti darà l’avvio alla cosiddetta fase due, durante la quale è prevista la presentazione di un disegno di legge delega riguardante una radicale riforma dell’impostazione del Catasto e delle tariffe d’estimo.
La prima novità annunciata è che, dopo anni di studi e tentativi solo ipotizzati, dovrebbe esserci finalmente il superamento della misurazione di abitazioni ed uffici in vani catastali (come cucina, camera, bagno, ecc.) ed anche per il Catasto la consistenza sarà misurata in metri quadrati, a differenza di quanto avviene oggi, in cui i metri quadrati sono usati solo per determinate categorie.
Altra radicale trasformazione dovranno subirla le rendite catastali, che sono la base imponibile su cui vengono calcolati molti tributi, dalla nuova Imu, all’Irpef e alle imposte ipotecaria e catastale che si pagano in caso di trasferimenti.
Il fisco non le ritiene più congrue, per cui le nuove rendite dovranno essere commisurate al valore patrimoniale dell’immobile nonché alle sue spese di manutenzione e gestione.
La riforma prenderà spunto da uno studio durato più di un anno e messo a punto dall’Agenzia del Territorio, da cui è emersa la distanza esistente tra il valore di mercato degli immobili e dalla media degli affitti rispetto alle rendite catastali attuali, per cui il fisco punta alla loro modifica al fine di registrare maggiori introiti.
La discrepanza tra i valori di mercato e quelli catastali si è venuta a formare nel corso degli anni a causa del ritardo con cui gli estimi vengono aggiornati e per i meccanismi tecnici di aggiornamento dei beni, per i quali l’Agenzia del Territorio sta mettendo a punto una nuova forma di classificazione.
L’attuale sistema, infatti, che individua gli immobili in classi e categorie dovrà essere sostituito da un sistema basato su funzioni statistiche che metterà in relazione il valore o il reddito del bene con la sua localizzazione e le caratteristiche edilizie.
D’altro canto il ritorno della tassazione sulla prima casa impone una ridefinizione dei valori delle rendite che spesso non appaiono eque, perché basate su classificazioni effettuate molti decenni fa.
Ad esempio nei centri storici di molti centri urbani sono ancora presenti abitazioni classificate come A5, cioè immobili ultrapopolari, di norma non dotati di servizi igienico sanitari esclusivi, mentre nella realtà gli immobili situati in centri storici sono spesso di pregio ed hanno un valore commerciale notevole.
Spesso poi il valore è determinato dalla distanza rispetto al centro urbano, piuttosto che dall’effettiva grandezza dell’alloggio.