Mentre ritardano i tempi di approvazione del decreto legge che il Governo dovrà emanare per rendere attuativo il Piano Casa, le Regioni, che hanno tempo 90 giorni per legiferare localmente, si stanno già muovendo.
Prima ad arrivare in dirittura d’arrivo è stata la Toscana, dove, con 38 voti favorevoli e 14 di astensione è stata approvata la legge sull’edilizia (Misure urgenti e straordinarie volte al rilancio dell’economia e alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente).
La legge, così come vogliono le direttive nazionali, avrà una durata limitata e pertanto resterà valida fino al 31 dicembre 2010.
La legge Toscana non prevede deroghe ai regolamenti comunali e per le distanze minime e le altezze massime dei fabbricati farà riferimento, oltre che a questi, anche al Decreto Ministeriale 1444 del 1968.
Oggetto dell’intervento potranno essere non solo gli edifici di abitazione mono e bifamiliari, ma anche quelli non residenziali, purché di superficie utile lorda non superiore a 350 metri quadrati.
Gli edifici devono essere situati all’interno di centri abitati e fuori da contesti idrogeologici che possano presentare elementi di pericolosità, a meno che non siano presentate le necessarie verifiche di sicurezza.
Sono esclusi dagli interventi edifici posti in centri storici, parchi o riserve, che abbiano particolare valore culturale, storico o architettonico. Altri paletti vietano che siano interessanti dagli interventi edifici abusivi o condonati.
Gli immobili devono risultare regolarmente accatastati alla data del 31 marzo del 2009 o, quantomeno, deve risultare che sia stata presentata la richiesta di variazione catastale.
Per realizzare gli ampliamenti sarà sufficiente presentare una Dichiarazione di inizio attività, ma, per cinque anni dalla comunicazione di fine lavori, l’immobile non potrà essere oggetto di altre modifiche.

Gli interventi ammessi per le unità residenziali consentiranno ampliamenti del 20% della volumetria degli edifici non superiori a 1000 metri cubi, quindi per un massimo di 200 metri cubi.
In caso di demolizione e ricostruzione il limite dell’ampliamento sale al 35%. In questo caso possono essere interessati anche i condomini, purché tutti gli inquilini siano d’accordo.
Per gli edifici non residenziali i parametri prevedono la possibilità di ampliare fino al 20% della superficie utile lorda, ma non oltre i 70 metri quadrati, e del 35% la stessa superficie in caso di abbattimento e ricostruzione.
Naturalmente, nel caso di demolizione e ricostruzione, non saranno consentiti cambi di destinazione d’uso, in modo da evitare situazioni come la trasformazione in villetta di un annesso agricolo.
Sarà necessario, inoltre, in questo caso, applicare rigidamente tutte le disposizioni relative all’abbattimento delle barriere architettoniche.
Per ingrandire gli edifici, comunque, sarà necessario anche che questi rispondano a precisi requisiti di efficienza energetica.
Infatti, per gli ampliamenti è richiesto che la climatizzazione invernale sia abbattuta di almeno il 20%, mentre per gli interventi di abbattimento e ricostruzione il valore sale al 50%. Il raffrescamento estivo, invece, deve essere inferiore a 30 kW/h per metro quadro all’anno.
La legge presentata in Toscana non costituisce un provvedimento isolato, ma rientra nell’ambito di una serie di altri provvedimenti da varare entro fine mese, come l’adeguamento del Pit (Piano di indirizzo territoriale), il piano paesistico e quello per l’edilizia residenziale pubblica.
arch. Carmen Granata