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Iva non dovuta su tassa rifiutiTARSU e TIA sono tributi e in quanto tali e' illegittimo calcolare sul loro importo l'aliquota Iva. |
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A quanto pare far pagare le tasse sulle tasse sembra essere uno sport molto praticato dallo Stato italiano.
Le tasse che i cittadini pagano ai Comuni per la raccolta e lo smaltimento di rifiuti, infatti, hanno un importo maggiorato di un’aliquota del 10% di Iva da pagare allo Stato.
Qualcosa del genere accade, in Italia, anche per le accise sulla benzina che, oltre ad essere un tipo di tasse obsolete, visto il decadere delle cause che le hanno prodotte, prevedono anch’esse il pagamento dell’Iva sul loro importo.
Ma oggi i contribuenti hanno deciso di non farsi più spremere come limoni, anche grazie all’operato delle associazioni di tutela dei consumatori.
Così finalmente si è deliberato che la TARSU (la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) e la TIA (tariffa di igiene ambientale) sono dei tributi, cioè delle tasse, e in quanto tali e differenti dalle tariffe, come sono ad esempio gli importi delle bollette, non sono soggetti ad Iva.
Ma ci sono volute due sentenza, prima della Corte di Cassazione e poi della Corte Costituzionale per stabilirlo definitivamente.
In base alle stime, l’importo del rimborso a cui avrà diritto ogni famiglia per quanto pagato negli ultimi dieci anni avrà un valore medio di 350 euro, per un totale di 5 miliardi e 250 milioni di euro da erogare per le casse dello Stato.
A questo punto sarebbe stato normale che lo Stato, una volta accertato l’errore, provvedesse a rimborsare automaticamente agli utenti quanto ingiustamente corrisposto, attraverso un meccanismo in cui gli importi non dovuti venissero scalati dalle bollette future.
Purtroppo questo non avverrà e saranno quindi le stesse famiglie italiane ad accollarsi l’onere di chiedere il rimborso del 10 % dell’Iva addebitata e non dovuta, versata negli ultimi dieci anni.
Un onere naturalmente anche economico, visto che anche il Codacons, che pubblicizza la propria tutela come concessa a titolo gratuito, in realtà richiede un’iscrizione biennale del costo di 100 euro. Pertanto, se il rimborso da richiedere è pari o inferiore a questa cifra, si capisce come ne venga meno la convenienza.
Fortunatamente alcuni Comuni mettono a disposizione dei cittadini un’apposita modulistica per richiedere il rimborso. Quindi è sufficiente informarsi localmente per sapere come agire.
Da ricordare, naturalmente, che, per avere diritto al rimborso, occorrerà esibire come prova le ricevute dei pagamenti effettuati.
arch. Carmen Granata
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