Se ne e' parlato a lungo, ma alla fine la proroga del bonus fiscale del 55% per interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti non ci sara': manca l'adeguata copertura finanziaria, come ha riferito ieri il vice ministro dell'economia Vegas e gli incentivi non trovano spazio nella legge di stabilita'.
Eppure in tutta la giornata di ieri, nel corso della quale era stato presentato l’emendamento specifico che chiedeva la proroga delle detrazioni, la speranza non era mancata. Le preoccupazioni, semmai, riguardavano l’esclusione di alcuni settori, come quello dei serramenti, i cui esponenti già da tempo lamentavano una scarsa attenzione al problema, per il quale si parlava di una riduzione dell’aliquota incentivante.
Così, dopo quasi quattro anni di applicazione, dal primo gennaio del prossimo anno la normativa andrà in pensione.
La notizia giunge paradossalmente proprio nel giorno in cui l’Unione Europea manifesta di andare esattamente nella direzione opposta. L’UE, infatti, ha annunciato un maxi piano per l’energia che prevede finanziamenti per gli stati membri rivolti all’efficientamento energetico e alla ristrutturazione di edifici pubblici e privati.
Sin dal 2007, anno della sua introduzione, le richieste di detrazione fiscale sono state numerose da parte di contribuenti che, approfittando dell’incentivo, hanno realizzato interventi di miglioramento energetico per le proprie case, in particolare sostituzione di infissi, installazione di pannelli solari o nuove caldaie, o realizzazione di interventi di coibentazione dell’involucro.
Per avere un’idea del successo di tale misura, basta esaminare i dati statistici della sola regione Lombardia: sono state 140mila le famiglie che si sono avvalse di tale contributo, a fronte delle 189 domande presentate per il Piano Casa, di più difficile applicazione.
Facendo un po’ di calcoli, si rileva che tra quanto incassato dallo Stato e quanto non pagato dai contribuenti per lo sconto fiscale, il conto risulta in pari. Eppure il fisco lamenta che la misura non sia sufficientemente redditizia per lo Stato.
Sono diversi invece i vantaggi che si possono sommare alle entrate fiscali che, probabilmente, in mancanza di incentivi, non ci sarebbero affatto, perché spingerebbero molti a ricorrere al lavoro nero.
Si può considerare, ad esempio, la riduzione delle emissioni di CO2, che evita il pagamento per l’Italia di esose sanzioni, oppure la maggiore valorizzazione del patrimonio immobiliare, che comporta una maggiorazione della rendita catastale e quindi dell’Ici dovuta.
Ma altri sono i vantaggi derivanti da questi incentivi per tutto il paese, dal miglioramento tecnologico ad una maggiore occupazione, senza contare il miglior comfort ambientale delle abitazioni che contribuisce di certo a ridurre la spesa sanitaria.
A questo punto, mancando poco più di un mese alla scadenza degli incentivi partirà la corsa alla realizzazione degli ultimi interventi, fidando nell’ultima speranza per prolungare l’efficace normativa, rappresentata da un inserimento nel decreto Milleproroghe.
arch. Carmen Granata