Idranti
L'acqua costituisce il mezzo piu' diffuso ed economico per gli spegnimenti degli incendi, le tecnologie legate all'utilizzo dell'acqua sono per molti aspetti piu' che centenarie e semplici. I componenti fondamentali di tali tecnologie sono le tubazioni, in acciaio o polietilene, i gruppi di pompaggio, i serbatoi con le riserve ed i vari terminali come gli sprinkler, gli idranti, i naspi e le manichette.
Gli idranti sono probabilmente i più diffusi terminali degli impianti antincendio idrici, essi possono essere allocati sia all’interno che all’esterno degli edifici civili ed industriali, con opportune capacità di portate pressione dell’acqua e specifiche descritte dalle norme vigenti in materia.
In particolare, per gli idranti posti all’interno degli edifici civili, le caratteristiche in termini di portate e pressioni sono più contenute rispetto agli idranti posti nelle aree esterne degli stessi edifici, ciò perché gli idranti posti all’interno possono, in caso di pericolo di incendio, essere utilizzati anche da persone che non hanno un addestramento tecnico particolare e possono facilmente controllarne le pressioni e le portate in gioco.
Un’altra caratteristica fondamentale degli idranti è la facilità di raggiungimento in caso di pericolo di incendio, generalmente gli idranti sono posizionati in luoghi strategici lungo le vie di fuga negli edifici civili.
Numeri Degli Idranti
Negli edifici residenziali, per fronteggiare i pericoli di incendio, si trovano comunemente gli idranti Dn 45 o i naspi con Dn 25; gli idranti hanno, nei casi più comuni, dei getti con una pressione non inferiore ai 2 bar, una portata di acqua di 120 litri al minuto e generalmente un raggio di azione di circa 20m; più maneggevoli sono invece i naspi, riducendosi per essi le portate fino a circa 40 litri al minuto e pressioni di due bar.
Un aspetto fondamentale per gli impianti antincendio idrici in generale, è il numero di terminali, idranti e/o naspi, che vengono attivati in condizione di pericolo, tale numero incide notevolmente sul dimensionamento delle tubazioni, della riserva e del gruppo di pompaggio.
Sia le norme vigenti in materia che le considerazioni di natura pratica per gli impianti di spegnimento ad acqua, siano essi ad idranti e/o naspi, in caso di pericolo di incendio, si considera generalmente l’attivazione della metà del numero di idranti e/o naspi costituenti l’impianto di spegnimento, più una unità.
Similmente nel caso degli impianti a sprinkler che hanno generalmente un raggio di azione dell’ordine di un paio di metri e che proteggono aree di diverse centinaia di metri quadri, come possono essere i garage degli edifici residenziali, il dimensionamento delle tubazioni finalizzato a garantire le necessarie portate e pressioni agli sprinkler è fatto considerando la possibilità di un numero limitato di principi di incendio.
Più precisamente, per gli idranti all’esterno degli edifici civili o più precisamente per le lance, i riferimenti sono caratterizzati da valori di pressioni e portate più elevate: pressioni alla base delle lance non inferiori a tre bar e portate dell’ordine di circa 300 litri al minuto; tali valori sono coerenti con il fatto che gli idranti esterni agli edifici sono generalmente destinati ad essere utilizzati da personale addestrato in condizioni di pericolo più spinte rispetto a quando gli incendi od i principi di incendio sono confinati all’interno degli stessi edifici.
È bene osservare che la pressione di tre bar, già costituisce un limite, per la gestione degli idranti da parte di personale non addestrato, mentre per persone addestrate agli interventi in caso di pericoli di incendio il limite è di 7 bar, un’idea dei numeri in gioco è data dall’atmosfera terrestre che esercita su un tutti i corpi, al livello del mare, la pressione di circa 1 bar.
I numeri su descritti, sono puramente indicativi e relativi ai casi più comuni come quelli degli edifici civili cittadini e le relative aree di pertinenza come ad esempio i garage; la realizzazione di un impianto antincendio in generale e/o di rilevazione incendi è legato alla valutazione dei rischi negli ambienti che l’impianto in questione serve.
ing. Vincenzo Granato