Il corto circuito è una delle principali cause di disservizio di un impianto elettrico in casa, nonostante l’impianto sia realizzato secondo le leggi e le norme vigenti in materia, ciò non esclude la possibilità che si verifichino dei corti circuiti.
Le norme di riferimento principali per la realizzazione degli impianti elettrici in casa e degli impianti civili in generale sono le CEI 64-8 i cui relativi ultimi aggiornamenti risalgono a settembre 2011 e sono definiti come aggiornamenti delle CEI 64-8, variante V3.
Alla fine della realizzazione di un impianto, deve essere inoltre rilasciata dalla ditta realizzatrice un documento di conformità che può far riferimento ad un eventuale progetto esistente (progetto necessario, quando si superano i 6 kW di potenza elettrica installata), tale dichiarazione è basata sulla legge 37/08 che ha sostituito la 46/90.
Con riferimento ad un impianto elettrico standard in un appartamento, che ha un punto di consegna dell’energia elettrica monofase con un contatore di 3 kW ed una tensione di 230V (valore massimo) e 50 Hz, un corto circuito avviene quando vengono in contatto la fase ed il neutro in maniera accidentale o a causa del cattivo funzionamento di un’apparecchiatura.
I dispositivi comunemente installati per la protezione dai corto circuiti sono i magnetotermici, cosiddetti perché in grado di intervenire a seguito dei fenomeni magnetici innescati dalle correnti di corto circuiti. Tali meccanismi sono in grado inoltre di intervenire in tempi brevissimi dell’ordine dei millesimi di secondi.
Tali dispositivi sono in grado di interrompere correnti dell’ordine di decine di volte rispetto alle correnti nominali che dovrebbero essere presenti normalmente in un circuito di alimentazione di apparecchiature elettriche. Negli edifici di vecchia data caratterizzati da vecchi impianti i corto circuiti, venivano provocati (e possono ancora esserlo attualmente per impianti non messi a norma) da cavi dotati non più di un efficace capacità di isolamento.
In tal caso anche per correnti ordinarie, l’isolamento scarso unito alla produzione di calore per effetto Joule (un'icona dello studioso a destra) poteva e può eventualmente provocare anche incendi.
L’effetto Joule è il nome del fenomeno legato alla produzione di calore in un cavo, calore prodotto in misura proporzionale al quadrato dell’intensità di corrente che attraversa lo stesso cavo.
Nei vecchi impianti lo stesso effetto Joule era utilizzato a mezzo dei fusibili come protezione dalle linee in caso di corti circuiti o eccessivi assorbimenti di corrente, oggi i fusibili non si utilizzano più per i moderni impianti elettrici, al più possono essere presenti su qualche impianto radiotelevisivo o di alimentazione di schede di controllo di caldaie o apparecchi di condizionamento come pompe di calore condizionatori e simili.
Il fusibile era caratterizzato da un conduttore in una ampolla di vetro allungata, conduttore che caratterizzato da un basso punto di fusione si fondeva se attraversato da un valore di corrente elevato. In genere il filo poteve e può essere anche di piombo od ottone ed il tipo di supporto in ceramica invece che in vetro.
I limiti fondamentali di un tale sistema di protezione, sono legati al fatto che il fusibile deve essere sostituito una volta individuato il guasto o l’anomalia, che ha prodotto l’eccesso di corrente che a sua volta ha bruciato il conduttore del fusibile. Mentre con un dispositivo automatico di protezione, quest’ultimo può essere facilmente riarmato nel momento in cui è stato individuato ed eliminato il guasto o l’anomalia che ne ha prodotto l’intervento.
Per
le comuni abitazioni in commercio sono reperibili al costo dell’ordine di decine di euro dispositivi magnetotermici differenziali.
Essi sono in grado di effettuare la protezione delle linee elettriche da corto circuiti, con l’intervento magnetico, la protezione delle linee da sovracorrenti, con l’intervento termico e la protezione per le persone da contatti indiretti con l’intervento del differenziale coordinato con l’impianto di terra.