L'utilizzo della luce artificiale si e' diffuso rapidamente nel secolo scorso, per permettere la coltivazione di semi e piante, in sostituzione alla luce naturale; a tal fine, la migliore tipologia di lampade e' costituita dalle lampade fluorescenti, queste ultime offrono la possibilita' di creare condizioni luminose di diversa colorazione a seconda delle esigenze, ed inoltre, possono avvicinarsi molto alle caratteristiche della luce naturale ed essere economicamente vantaggiose.
La lunghezza d’onda della radiazione luminosa richiesta dalle piante va dal blu al violetto e rosso, i limiti delle lampade a tubi fluorescenti sono la scarsa presenza di rosso nei tubi fluorescenti a luce diurna, e la scarsa presenza di blu nei tubi fluorescenti a luce bianca calda o bianca naturale.
Tra le soluzioni più comuni ed economiche, negli anni passati, per la produzione di luce artificiale per le piante, c’èra la realizzazione di sistemi a scaffali o piedistalli con più tubi fluorescenti dalle diverse caratteristiche, sistemati opportunamente su di essi, da attivare a seconda delle esigenze; l’eventuale sistema scelto deve essere, in ogni caso, realizzato da un tecnico abilitato che ne rilascia la dichiarazione di conformità alla regola dell’arte secondo il D.M. 37/08 ex legge 46/90.
I tubi fluorescenti, disposti in prossimità di finestre, possono integrare la luce naturale, in particolar modo nei periodi invernali o portarla in corrispondenza di piante accanto a delle pareti altrimenti troppo buie per la crescita delle stesse piante; la disponibilità in commercio di tubi fluorescenti di varie lunghezze, da mezzo metro a due metri, permette anche di realizzare soluzioni di dimensioni piuttosto contenute.
Caratteristiche simili a quelle delle lampade fluorescenti, sono presenti anche nelle lampade a risparmio energetico, in larghissima diffusione per la riduzione della spesa energetica degli edifici; mentre, sono da escludersi completamente le lampade a filamento incandescente di tungsteno, ormai fuori produzione, esse possono essere deleterie, per le stesse piante, dato il surriscaldamento prodotto, hanno una scarsa capacità di avvicinarsi alle caratteristiche della luce naturale e sono particolarmente svantaggiose in termini energetici.
La più vantaggiosa, in assoluto, dal punto di vista economico è l’illuminazione a led che hanno bassi costi e consumi, richiedono un’alimentazione a bassa tensione, non si surriscaldano, offrono una illuminazione uniforme ed un’ampia scelta di colori; un pannello di circa 1000 led costa poco più di 100€.
Individuata la luce specifica, per lo specifico tipo di pianta, un altro fattore significativo per l’illuminazione artificiale è la distanza delle stesse piante dalla fonte luminosa, effetti deleteri potrebbero essere prodotti sia nel caso di distanze ravvicinate sia nel caso di distanze troppo grandi; nel primo caso le piante con foglie potrebbero essere scottate, mentre nel secondo caso gli effetti benefici della luce potrebbero disperdersi con ad esempio una riduzione della produzione dei fiori, per le piante che potrebbero produrne.
Per queste ultime, la distanza giusta dalla fonte luminosa è di circa 25 o 30 cm mentre per le piante con sole foglie la distanza può essere incrementata di una decina di centimetri, la stessa fonte luminosa dovrebbe essere attiva per circa 15 ore al giorno per le piante con sole foglie, mentre il numero di ore sale a venti per le piante che possono produrre fiori.
Non sono da trascurare le diverse esigenze delle piante cosiddette brevi-diurne che richiedono dei tempi di illuminazione quasi dimezzati, tra esse la più nota è la Euphorbia Pulcherrima, comunemente detta stella di Natale; le moderne tecnologie oltre all’utilizzo di interruttori e timer mettono a disposizione, a costi contenuti, anche possibilità come quelle di attivazione, disattivazione, monitoraggi e controlli remoti degli impianti.
ing. Vincenzo Granato