Il tavolo classico si inserisce bene in qualsiasi ambiente ma, naturalmente, riesce a dare i risultati migliori quando è collocato in locali molto ampi.
Questo tipo di tavolo viene, in genere, realizzato seguendo le tecniche artigianali tradizionali e impiegando legni masselli come mogano e noce.
Esistono tavoli classici di vari stili. Vediamone una breve rassegna di quelli più diffusi nel corso della storia, con alcune caratteristiche per riconoscerli.
Il tavolo detto a fratino è chiamato così perché veniva usato nei conventi per i pasti dei frati. E’ di forma rettangolare allungata e stretta. Solitamente, infatti, non è più largo di 60 cm perché nei conventi veniva apparecchiato solo su un lato.
Il tavolo a ciabatta è una variante del fratino che viene adottata verso il XIV- XV secolo. Ha sempre il piano molto stretto, ma ha come sostegni due piedi che terminano con una sorta di mensola rovesciata.
Il tavolo a madia, di origine rinascimentale, è detto così perché presenta un ripiano interno per il cibo. E’ massiccio e resistente e presenta degli intarsi floreali. E’ costruito con tecniche simili a quelle usate per il tavolo ad asso di coppe.
Quest’ultimo deve il suo nome alle gambe intagliate, appunto, con una forma ad asso di coppe. Ha struttura massiccia e forti spessori e il piano può essere di forma rettangolare, rotonda o ottagonale. Ha dentellature sul piano.
Nel tavolo con gambe a rocchetto, queste disegnano sempre un perimetro quadrato o rettangolare anche se il piano può essere, oltre che rettangolare, anche rotondo o ovale.
Di solito veniva costruito utilizzando parti riadattate di arredi sacri.
Nel tavolo componibile inglese scompaiono i piedi per cedere il posto ad un unico sostegno verticale, solitamente riccamente lavorato. Il piano è spesso caratterizzato da intarsi.
Il tavolo allungabile francese, è del periodo ottocentesco ed è allungabile grazie ad un meccanismo manovrato da una manovella in ottone. Può avere quattro o sei gambe e il piano può essere quadrato, rettangolare, tondo o ovale.

Originario, invece, del Dopoguerra, è il tavolo Bramante, che può dirsi il prototipo dei tavoli moderni. A sostenerlo non sono più le normali gambe, ma dei cavalletti, mentre il piano è in legno.
Nell’ambito dei principali stili artistici possiamo distinguere alcuni tavoli che si ritrovano nelle residenze dei regnanti di tutta Europa, e che vengono riprodotti nell’arredamento in stile:
- nel Barocco i sostegni sono torniti a balaustra, a trottola, a torciglione, e riuniti da traverse;
- i tavoli Luigi Filippo sono solitamente rotondi, con un solo sostegno centrale a colonna scanalata o a balaustra;
- i tavoli Impero sono piuttosto massicci, con piano in legno o marmo, sostenuti da una colonna centrale o da tre o più gambe;
- nel Barocchetto le gambe non sono riunite da traverse, i piedi, incurvati, terminano a zoccolo o a riccio, le decorazioni sono a intarsi, intagli o dipinti;
- nel Luigi XVI le gambe sono dritte, lisce o con scanalature, mentre i piani sono intagliati o intarsiati.
Quando i tavoli in stile vengono prodotti ancora oggi, come detto, vengono ancora utilizzate tecniche artigianali, come avviene per la lucidatura.
Le tinte, naturali all’anilina, vengono lucidate con la gommalacca e finite a cera con tampone. Il risultato è un colore caldo, di grande atmosfera, ma non brillante.
I legni più utilizzati sono il noce e il ciliegio, quest’ultimo molto richiesto per le sue sfumature calde.
Per pulirli bisogna usare solo un panno morbido senza alcun detergente. Anche in presenza di macchie di unto bisogna usare solo un panno con una certa energia.
Le macchie, invece, di sostanze alcoliche, formano sul piano un alone bianco. In questo caso è necessario ricarteggiare e rilucidarlo.
arch. Carmen Granata