Tappeti persiani
Quando si parla di tappeti pregiati, quello persiano e' citato come il tappeto per antonomasia. Originariamente era il tappeto usato dalle popolazioni nomadi delle pianure asiatiche per le loro tende, perche' era caldo, soffice e facilmente trasportabile.
I temi rappresentati erano soprattutto paesaggi ed animali, ma anche simboli magici che servivano a tenere lontani gli spiriti del male. Col tempo, poi, divenne predominante il tema del giardino. Osservando i tappeti decorati con questo motivo si nota una sostanziale differenza tra il campo interno e il bordo. I motivi che ornano il campo non terminano in maniera ben definita, ma sembrano continuare oltre; quelli del bordo, invece, sono geometrici e ripetuti un numero finito di volte.
Tutto questo ha una spiegazione: per i musulmani il giardino rappresenta il paradiso, un luogo meraviglioso dove tempo e spazio non esistono. Questa infinità viene rappresentata, appunto, con forme indefinite e non concluse. Invece la vita terrena è scandita dal ripetersi di un numero finito di unità (ore, giorni, anni), e quindi viene rappresentata con il ripetersi di elementi finiti ad intervalli regolari.
Col passare del tempo i tappeti persiani, dalle tende dei nomadi passarono a decorare i palazzi, e con l’avvio degli scambi commerciali attraverso la via della seta, giunsero nelle dimore più signorili delle capitali europee.
E’ per questo che, da allora, i tappeti persiani si diffusero in tutto il mondo, anche se presto incominciarono a sorgere prestigiosi centri di tessitura anche in Europa, in particolare in Inghilterra, Spagna e Francia, con la scuola di Savonnerie, voluta dal Re Sole.
Tra i più importanti centri di produzione della Persia si ricordano: Hamadan, Meshed, Kirman, Feragan, Sciraz, Senneh, Tabriz, Saruk.
Tappeti orientali
Produzioni interessanti di tappeti provengono anche da altre regioni asiatiche.
Dall’Asia Minore, regione comprendente l’Anatolia e la Turchia, provengono le cosiddette preghiere, tappeti di piccole dimensioni e di uso personale, famosi in tutto il mondo per la lucentezza della lana, lo splendore dei colori, e la raffinatezza dei disegni.
Tra i principali centri di produzione di questi tappeti ricordiamo: Cesarea, Ghiordes, Kula, Melas, Pergamo, Ladik.
Il Caucaso è una regione caratterizzata da clima rigido e natura arida. I tappeti che provengono da quest’area, oltre che dalle condizioni climatiche, appaiono influenzati dall’alternarsi di dominazioni succedutesi sulle sue popolazioni, per cui nelle loro decorazioni non esiste una rigida geometria ma un susseguirsi di rappresentazioni astratte, tra cui spiccano una serie di elementi simbolici come il pugnale, la croce, il gancio, il triangolo, il pettine.
Tra i centri di produzione si annoverano il Kazak, il Derbent, il Daghestan, il Sumak, lo Shirwan.
Nelle regioni dell’Asia Centrale, comprendenti, tra l’altro, il Turkestan, si è sviluppata la tecnica del tappeto annodato. Nonostante la raffinatezza di questa tecnica, non è maturata in egual modo la fantasia dei disegni, che sono semplici e caratterizzati da pochi colori, bianchi, blu, rossi e bruni. Tra questi tappeti, però, spiccano alcuni particolarmente affascinanti, i famosi Bukara, caratterizzati dalla ripetizione di losanghe geometriche trasversalmente e longitudinalmente.
Tra le principali varietà, oltre ai Bukara, ricordiamo Afghan, Belucistan, Beshir.
Per i tappeti cinesi non esistono particolari centri creativi, perché la produzione è sparsa in maniera diffusa tra le varie province.
Tra gli elementi caratteristici spiccano particolari colori (blu, bianchi, gialli, bruni), ed elementi ricorrenti nei disegni, come draghi, tondi, rosoni, nuvole, persone, animali, vasi e fiori e la tecnica stilizzata a rilievo.
Tra i tappeti più belli al mondo spiccano quelli di Samarcanda, città dell’Uzbekistan, le cui caratteristiche traggono ispirazione dalla produzione della Cina e da quella del Turkmenistan, Paesi vicini geograficamente.
Tra i temi ricorrono pochi arcaici disegni, come il melograno, i rosoni centrali, le farfalle, la croce uncinata, l’albero della vita.
Altri tappeti
I tappeti orientali autentici hanno spesso dei costi proibitivi, non alla portata di tutti. Piuttosto che ricorrere ad imitazioni, spesso di cattivo gusto, si può orientare il proprio acquisto verso altre produzioni, meno care ma ugualmente autentiche.
D’altro canto i tappeti orientali non si adattano a qualunque tipo di arredamento.
Una produzione molto interessante si può trovare in Messico, ed è quella dei Sarapes, tappeti originari delle civiltà Azteca e Maya. Successivamente furono adoperati dagli Zapotechi come tende–porta delle piramidi e dei palazzi.
I disegni rappresentati raffigurano simboli e segni di una percezione divina, caratterizzati da grande realismo. Le immagini sono tratte da cartoni ispirati da raffigurazioni di origine rigorosamente precolombiana.
La trama di questi tappeti è intrecciata all’ordito su telai tradizionali e con tecniche simili a quelle dei tappeti orientali. Questa tecnica fa sì che i tappeti siano utilizzabili ugualmente da entrambe le facce.
La colorazione viene effettuata prima della tessitura. Le fibre, dopo essere state filate, vengono dipinte con colori di origine animale o vegetale.
Il blu, detto anche blu maya, è il simbolo del sacrificio e si estrae dall’indaco; il verde è simbolo della regalità e si ottiene dall’avogado; il giallo rappresenta il cibo e si ottiene da una fluorescenza della roccia; il nero, simbolo della guerra e della religione, viene estratto dal seme della genipa; i rossi, che simboleggiano il sangue, sono ottenuti dalla pianta Achiotl o da una coccinella che gli indios raccolgono sui cactus.
Il tempo impiegato per tessere un Sarape dipende dalle dimensioni, dal disegno e dal numero di colori. In media occorrono dai 2 ai 6 mesi.
I tappeti greci sono caratterizzati da un ordito di lana grezza su cui vengono lasciati i fili lunghi che creano l’effetto visivo della lana di capra. Molto economici, si adattano soprattutto alla camera dei bambini.
I tappeti irlandesi sono lavorati con lane grezze e grosse, a colori chiari e naturali e con pochi motivi decorativi, come righe sottili e greche. Si adattano ad ambienti rustici in cui predomina il legno chiaro naturale, ma stanno bene anche in ambienti moderni.
Tappeti italiani
Tra i tappeti italiani, sono simpatici i pezzotti della Valtellina, lavorati in cotone–lana o cotone–velluto. Hanno misure piuttosto piccole e si adattano anche ad essere collocati vicino a lavabi o lavelli.
Più costosi sono i tappeti sardi, certamente anche più preziosi ed elaborati. Quelli lavorati a stuoia sono originari di località in provincia di Nuoro, come Nule o Sarule. Hanno colori tendenti all’aragosta e riportano motivi con animali stilizzati, come galli e cavalli, o simboli di origine portoghese.
Anche i tappeti annodati hanno il centro principale di produzione in provincia di Nuoro, a Dorgali. I disegni sono sia a motivi tradizionali (come le chimere) che basati su disegno di pittori moderni.
Ma il più classico dei tappeti sardi è quello lavorato a punto Pibiones, una lavorazione che produce rilievi, come rombi, stelle e fiori, di solito dello stesso colore del fondo, ma anche in bianco e nero.
Molto interessante anche la produzione abruzzese che trova i suoi centri principali in Pescocostanzo e Sulmona. I motivi sono prettamente di origine orientale, come le svastiche, il pavone stilizzato, la ruota solare, le forme a S. I colori e le decorazioni a rilievo sono riportati su entrambe le facce del tappeto, che non ha frange, ma un bordo piuttosto sostenuto per evitare che si arrotoli.
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arch. Carmen Granata