Nel corso dei secoli lo scrittoio ha conosciuto una notevole evoluzione.
Fino al tardo Medio Evo gli scrittoi non esistevano affatto e del resto la popolazione era quasi totalmente analfabeta. Le immagini degli antichi codici ci mostrano che per scrivere si usava semplicemente tenere il foglio appoggiato sulle ginocchia, oppure su dei leggii in legno.
Nel Rinascimento, invece, la diffusione delle arti e delle lettere, fece divulgare per la prima volta l’uso di mobili per scrivere. Si trattava essenzialmente di un armadio-scrittoio, un mobile dotato di ante e cassetti e di un ripiano per scrivere.
Negli stessi anni l’interesse per i viaggi fa nascere l’uso dello scrittoio da viaggio, un mobile con cassetti in cui riporre tutto l’occorrente per scrivere, e di un ripiano ribaltabile.
L’uso del piano ribaltabile sarà ancora molto frequente nel Seicento, quando nacque appunto quel mobile che era una sorta di cassettone dotato di un piano a ribalta che nascondeva cassetti e discreti vani portaoggetti.
Da quel momento il mobile cominciò ad arricchirsi e svilupparsi in modelli sempre più raffinati. Si aggiunsero così decorazioni pregiate, intarsi e braccia portacandele fissati ai lati della ribalta.
Una versione particolarmente frivola che andò di moda alla metà del Settecento era detta bonheur du jour, e serviva a soddisfare l’esigenza di tenere la corrispondenza della dame e la moda di scrivere diari.
Anche il popolo anglosassone usava mantenere lunghi rapporti epistolari e questo, insieme con i vivaci interessi letterari fece sì che in Inghilterra, più ancora che nel resto d’Europa, si diffondessero numerosi modelli di scrittoi.
Anche nel corso dell’Ottocento il mobile cosiddetto da scrittura continuò a mantenere un ruolo molto importante. Il secretaire era un mobile da scrittura con ribalta e cassetti che svolgeva un ruolo di rappresentanza accanto a quello di utilità. La parte superiore presentava una ribalta che nasconde va cassetti e ripostigli nascosti. La parte inferiore presentava, all’inizio del secolo, delle ante, che poi vennero sostituite da cassetti.
Alla sua decorazione si dedicavano sia i bronzisti, con la realizzazione di simboli caratteristici dell’Impero, che gli intarsiatori, soprattutto in quelle regioni come la Lombardia, dov’era diffusa particolarmente quest’arte, basti pensare alla tradizione divulgata dal grande ebanista Giuseppe Maggiolini.
Altri modelli sono la scrivania a ribalta o a cilindro e il tavolo, con cassetti laterali o centrali, molto essenziale ed usato soprattutto dalle signore.
Fino alla metà del secolo le forme di questi mobili, ancora barocche, erano di solito contornate da una cimasa intagliata, da intarsi floreali o laccate di nero e leggiadramente dipinte. Della seconda metà dell’Ottocento anche gli scrittoi, come gli altri mobili, incominciarono a subire le influenze dell’eclettismo, per poi subire un processo di razionalizzazione delle forme a partire dal Liberty.
arch. Carmen Granata