Se apriamo il dizionario, sotto Filo di acciaio, troveremo probabilmente qualcosa come: filo di acciaio, dotato di alta flessibilita', spesso ricoperto di plastica.
Questo materiale apparentemente insignificante, nelle sue diverse declinazioni e ispirazioni, permette invece una miriade di utilizzi. Non ultimo, nel campo del design.
Ad esempio nell’outdoor, il salottino che ne porta anche il nome FildeFer, composto da tavolo tondo e sedie, poltrone coni braccioli e tavolino basso, verniciati, e declinati in azzurro, verde, grigio e bianco. Disegnato dalla torinese Alessandra Baldereschi per Skitsch è in realtà un arredamento elegante, moderno ma ispirato a linee classiche, surreale, quasi fosse disegnato a mano.
Disegnato come l’orologio di fil di ferro, dalla forma un po’ retrò, del designer olandese Kiki van Eijk. One More Time, così si chiama, fa parte di una serie di quattordici orologi, con diversi tipi di filo di metallo, con una placca centrale di ceramica che segna le ore con le classiche lancette. La struttura realizzata con filo ritorto e variamente annodato dà la sensazione di uno spazio vuoto appena delimitato da un’idea che restituisce la forma dell’orologio.
Sulla stessa linea, giocando con vuoti e pieni, interessante anche la lampada portatile, Striptease, del francese Arnaud Lapierre. Ha una base composta da una struttura fil di ferro, sulla quale arrotolare il filo elettrico.
Filo di ferro anche per l’attaccapanni sfizioso, che imita una serie di uccellini adagiati su un ramo di un albero e si acquista sul sito di Rockettstgeorge.
Se poi siete amanti del design, avrete già sicuramente sentito parlare della lampada Fil De Fer di Catellani e Smith. Io ne vado matta. Ormai disponibile in tante versioni e taglie diverse, è posizionabile sia in interno che in esterno, con luce calda o fredda.
Molto suggestiva nella taglia XL, magari appoggiata nell’angolo di un soggiorno, o nella versione piccola, come abat-jour.
Curiosa la sua storia. Nata dalla richiesta di realizzare un enorme lampadario per il Museo della Cartografia di Stato, che richiamasse l'universo.
Fu pensata in un materiale leggero e plasmabile che, nello stesso tempo, diventasse struttura adatta a contenere tanti punti luminosi. Perfetto il filo di ferro, che, aggrovigliato, ricordava i cespugli mossi dal vento e rotolanti leggeri, nel deserto messicano. La lampada del museo fu tutta un'altra cosa, ma da quel prototipo l’azienda ne ricavò forse la sua linea più famosa.
www.alessandrabaldereschi.com
www.skitsch.it
www.arnaud-lapierre.com
www.rockettstgeorge.co.uk
www.catellanismith.com
arch. Valentina Caiazzo